Lasciati soli di fronte alla violenza

di Gaetano Pedullà

Fino a ieri pomeriggio non s’è sentito nessun politico utilizzare la triste fine di Sara Di Pietrantonio per comprovare che Roma è una città insicura e quindi votando per il suo partito le cose cambieranno. Ora non è detto che a qualcuno non venga in mente di farlo, ma di sicuro non c’è l’effetto Reggiani, dal nome della povera donna uccisa il 30 ottobre 2007 nei pressi di una stazione periferica della Capitale. E dire che il tema della sicurezza resta al centro delle priorità che i cittadini pongono alla politica, e a meno di una settimana dalle elezioni amministrative il barbaro omicidio della ventiduenne bruciata viva dall’ex fidanzato reo confesso non può essere derubricato come fatalità. Il guaio è che nella tornata elettorale che arriva al primo importantissimo appuntamento domenica prossima si è visto di tutto ma non i programmi. La mossa del premier, che ha trasformato il referendum di ottobre sulla riforma costituzionale in un plebiscito pro o contro il suo Governo, ha fatto delle Comunali un antipasto di quello che vedremo al voto sul nuovo Senato, finendo per riempire anche le urne sui sindaci di un significato politico nazionale.

Renzi ovviamente oggi tutto questo lo nega, ma se il Pd arriverà ai ballottaggi in un po’ tutte le grandi città c’è da scommetterci che sarà lesto ad attribuirsi il successo. In una tale situazione, tra breve andremo a votare senza conoscere cosa vuol fare il candidato sindaco tizio o il candidato sindaco sempronio. E nel vuoto dei programmi anche il tema della sicurezza è rimasto senza progetti, così come quello della burocrazia, degli investimenti, del verde e del cemento. Nelle nostre città, cresciute disordinate e senza piani ragionati di sviluppo, il caos sembra destinato a farla ancora da padrone. Con un’aggravante: la mancanza di risorse può solo aggravare le criticità esistenti. Se è vero però che senza soldi non si canta messa, c’è anche da dire che la politica può risolvere molti problemi solo facendo il suo mestiere, fornendo ai cittadini norme chiare e rafforzando quello spirito di legalità e di sicurezza che invece qui è diventato una colpa. Se non un reato.

IN FUGA PER NECESSITÀ
Proprio la storia della povera Sara su questo punto ci mette con le spalle al muro. Nel racconto dell’assassino, la ragazza già con il corpo in fiamme sarebbe fuggita dall’auto che prendeva fuoco, cercando aiuto. Dalle diverse autovetture in transito nessuno si sarebbe accorto di niente e se qualcuno si è accorto che accadeva qualcosa di strano ha preferito farsi gli affari propri, tirare dritto e non immischiarsi in qualcosa di pericoloso. Ora è vero che c’è tanta gente letteralmente priva di senso civico, di solidarietà e talvolta persino di umanità, ma la stragrande maggioranza dei cittadini non girerebbe la testa, soprattutto se avesse certezza che compiere un dovere civico – come prestare soccorso – non si possa tramutare nel commettere un reato. Tutta una serie di vicende recenti, con persone che hanno reagito a rapine in casa o in strada, hanno stratificato infatti l’idea che fare del bene o affermare un principio di legalità può far passare facilmente il buon samaritano dalla parte del torto. Chi non ricorda le storie del benzinaio vicentino Graziano Stacchio, che reagì a una rapina (l’ennesima) in una vicina gioielleria e finì indagato per aver ucciso uno dei banditi? O il calvario del tabaccaio padovano Franco Birolo, che nel 2012 sparò a un ladro che gli svaligiava l’esercizio e fu condannato a risarcire con oltre 300mila euro la famiglia del delinquente. E di esempi simili ce ne sono moltissimi.

BRUTTI MESSAGGI
Ma casi come questi mettono a dura prova anche le persone con il più spiccato senso civico. Persone abbandonate prima di tutto dalla politica, incapace di definire regole chiare. Poco importa se si tratti della massima libertà di difendere se stessi e chi è in pericolo, come chiede la Lega Nord e i partiti di Centrodestra, o se ci si limiti alla libertà di reagire, anche sparando, ma solo in casa propria, come propone l’Italia dei Valori, che domani consegnerà 700mila firme per una apposita proposta di legge popolare. Quello che conta è che una scelta si faccia e questa scelta sia chiara per tutti, perché diversamente vince la paura. E con questa, l’inevitabile fuga di fronte alle situazioni di pericolo. Il risultato è che così il Paese perde due volte. Perde una prima volta perché uno Stato che non può essere presente in ogni momento e dovunque rinuncia ad avere nei suoi cittadini un ulteriore presidio contro la criminalità. Nessuno pensa ai cittadini eroi o peggio sceriffi, ma mandare all’infinito il messaggio che chi interviene in situazioni di pericolo è scontato che passi un guaio alla fine convince molti a chiudere gli occhi. E perde una seconda volta perché a poco a poco così va a farsi benedire il senso stesso del nostro essere comunità.

 

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