Le ferrovie e il Sud sacrificato

di Gaetano Pedullà

Lasciamo agli inquirenti il compito di accertare di chi è la colpa della tragedia ferroviaria avvenuta ieri nel barese. Che si sia trattato di responsabilità umana o di altro avrà rilievo processuale ma non cambia assolutamente una cosa: al Sud abbiamo infrastrutture da terzo mondo e le nostre ferrovie sono tra le protagoniste assolute di questa vergogna. La scelta di concentrare i grandi investimenti dove c’era il mercato, realizzando l’alta velocità ferroviaria – quella vera – da Roma in su, si è basata esclusivamente su una logica mercantile. Al Nord c’è il business e di conseguenza i passeggeri disposti a pagare un biglietto adeguato allo standard del servizio. Al Sud i ricavi sono minori e allora che si accontentino delle carrozze dismesse se non dei treni a vapore. Anche così il Paese, già diviso a metà, ha allargato negli anni la forbice del benessere. Dove ce n’era se n’è creato un po’ di più. E dove non ce n’era ci si è dovuti accontentare di sopravvivere. Un lusso che non è toccato alle 25 vittime di una tragedia che non si può definire fatalità. Mentre sarebbe più onesto parlare di disastro annunciato.

 

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