L’inevitabile resa dei conti nel Pd

di Gaetano Pedullà

Altro che scuse alla Bindi. Il Pd al quale la presidente della Commissione antimafia chiede un gesto riparatore tra qualche giorno la butterà fuori dal partito. Sempre che la stessa non faccia il bel gesto di andarsene prima lei. Non serviva la querela del neo governatore De Luca per capire che il diavolo e l’acqua santa insieme non possono stare. E se Renzi vuole davvero andare avanti nelle riforme non può più permettersi una tale opposizione interna che frena. Consentire ai Fassina, alle Bindi e al resto della ditta di non rispettare la più elementare disciplina di partito non è segno di altissima democrazia, ma di follia. Ieri è costato un iter infinito per le riforme in Parlamento, oggi costa al Pd la Liguria e domani costerà la testa al premier. L’8 giugno c’è la direzione del partito. In quella sede Renzi dovrà tirare fuori un piano. E gli attributi. Ormai è chiaro che attendere l’uscita dei dissidenti è illusione. Vogliono essere buttati fuori per poi fare le vittime. E magari andarsi a prendere alle prossime elezioni quel 3% che li riporta marginali in Parlamento. Disegni personalistici per i quali si oppongono alle riforme. Fregandosene del Paese.

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