L’iniquità del ricco Marchionne

di Gaetano Pedullà

Chi vale guadagna. E se fa guadagnare anche tanti altri è giusto che abbia un compenso adeguato alla capacità e all’impegno. Nessuno può stupirsi dunque se l’autore di un miracolo – aver resuscitato la Fiat – si porti a casa un super stipendio. Ci mancherebbe! Se però andiamo a vedere di che si tratta, ecco scoprire che il paladino del Jobs Act, Sergio Marchionne, ha incassato 6,61 milioni di euro solo nel 2014. E non finisce qui, perché vanno aggiunti altri 2,52 milioni di dollari come presidente di Cnh Industrial e poi le stock option. Un fiume di soldi e premi cresciuto di anno in anno, a tal punto da far diventare il manager un azionista importante dell’ex Lingotto. C’è un senso di equità sostenibile in una retribuzione così sontuosa? Senza sottovalutare i meriti di Marchionne, che lavorerà 18 ore al giorno tra jet privati e limousine, i suoi metalmeccanici che si alzano alle 4 per entrare in fabbrica e hanno i minuti contati per il caffè è coerente che prendano (quando non sono in cassa integrazione) oltre 600 volte meno del loro capo azienda? Domande che fanno diventare più simpatico Landini. E meno credibili certi spot in stile Fiat a favore del premier.

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