L’Italia paga l’autobus ai tedeschi

di Gaetano Pedullà

La ricetta tedesca contro l’inquinamento può farci sentire idioti per non averci pensato prima: i mezzi pubblici gratis sono un bell’incentivo a mollare l’automobile. Ma risolvere certi problemi è facile quando il conto lo pagano altri. Serve una prova? I teutonici in appena trent’anni hanno fatto quello che l’Italia è ancora lontana dal realizzare dopo centocinquanta. Mentre Berlino ha livellato il tenore di vita della ricca parte occidentale con quello misero delle regioni uscite dall’egemonia sovietica, Roma non è riuscita a risolvere la questione Meridionale. Come ci sono riusciti? Grazie all’euro e ai bassi tassi sul loro debito pubblico. Mentre in Italia ci siamo svenati e ci sveniamo ancora per pagare a prezzi da usura gli interessi sul debito dello Stato, i tedeschi hanno goduto persino di tassi negativi. Spiegato in due parole: non solo non davano interessi ma si facevano pure pagare per accettare denaro altrui in prestito. Con quei soldi hanno ristrutturato il loro sistema produttivo, creato occupazione e ricostruito le città. Insomma, sono stati bravi ma in fin dei conti li abbiamo fatti ricchi noi. Ora che hanno legna in cascina da utilizzare mentre altrove non si può accendere un piccolo fuoco, caricano sullo Stato un costo dei trasporti che in Italia – per esempio – non si riuscirebbe a sopportare. La loro ricetta perciò è bella ma profondamente ingiusta in una Comunità solidale, a meno di consentirci di scorporare il costo di una simile operazione dal nostro debito pubblico. Allora sì che Berlino ne avrebbe fatta una giusta.

 

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