Lo spread della nostra dignità

di Gaetano Pedullà

La Manovra è a un passo dal via libera dell’Europa, il Parlamento ha varato definitivamente la legge anticorruzione, a Genova è tutto pronto per ricostruire il ponte. Dopo aver letto un giorno sì e l’altro pure che Cinque Stelle e Lega stavano per rompere e il Governo per cadere, qualcosa non torna. Persino ieri mattina, cioè a poche ore dalla dichiarazione di Moscovici che di fatto ha chiuso il braccio tra Roma e Bruxelles, la Repubblica titolava in prima pagina: “L’Ue contesta i conti del governo. Quei tagli non sono credibili”. Le cose invece sono andate in ben altro modo, e di questo come italiani dovrebbero rallegrarsene anche dalle parti del quotidiano di De Benedetti e Fiat. Ma non facciamoci illusioni, anche perché un tale epilogo obbligherebbe a riconoscere che Di Maio e Salvini hanno trattato meglio dei rimpianti (da Repubblica) governi del Pd, bravi a prendersi dall’Europa le briciole di flessibilità che ci sono state concesse a fronte però di contropartite inconfessabili, come imbarcare tutti i migranti in arrivo sulle nostre coste e starci pure zitti. Alla fine dei giochi la spesa pubblica potrà andare in deficit del 2,04% rispetto al Pil, anziché dell’1,6%. Questo significa che con grandi sacrifici si potranno comunque iniziare a realizzare le promesse elettorali del Reddito di cittadinanza e del superamento della legge Fornero. Tutto questo l’abbiamo pagato caro con l’aumento dello spread? Di sicuro siamo stati ricattati anche con lo spread, ma se non avessimo combattuto la nostra dignità nazionale avrebbe ora il peggiore spread del mondo.

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