L’ultima manina è di Arcuri

di Gaetano Pedullà

Il volante gira in una direzione, le ruote sterzano dall’altra parte. Naturale che un’auto del genere alle prime curve esca di strada. Esattamente quello che rischia di capitare al Governo gialloverde, ormai consapevole che la macchina su cui sta viaggiando risponde come vuole lei ai comandi. Con le opposizioni latitanti, infatti, il vero freno all’Esecutivo lo stanno facendo le strutture interne o con un ruolo comunque istituzionale. Pensiamo al continuo allarmismo del presidente Inps, Tito Boeri, di fronte al taglio dell’amata legge Fornero, o del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, pronto a richiamare Palazzo Chigi sui rischi dello spread, come se a farlo salire siano Di Maio e Salvini e non i mercati aizzati dalla Commissione europea e dalla Banca centrale di Mario Draghi.

Se questi comportamenti siano o no leali verso il Governo, e sull’opportunità di lasciare certi incarichi in caso di disaccordo con le forze politiche che hanno una schiacciante maggioranza nel Paese, ognuno può farsi l’opinione che crede. Soprattutto se c’è chi ci mette la faccia. Ma è dove l’ostruzionismo viene fatto in modo subdolo e sotterraneo che non c’è giustificazione, anche all’inerzia del Presidente del Consiglio e dei suoi ministri nel rimuovere chi sta palesemente remando contro. La vicenda più nota è quella delle manine del Ministero dell’Economia che fanno sparire i soldi del Reddito di cittadinanza ma poi trovano tutto quello che serve per dare contributi a pioggia a destra e manca.

Ma di oppositori silenziosi ce ne sono altri, non sempre facili da individuare perché hanno un ruolo burocratico e sotterraneo. E poi, soprattutto, agiscono senza dare nell’occhio. L’ultimo di questi casi è quello di uno degli uomini forti del Mef, Domenico Arcuri, solo dal 2007 amministratore delegato di Invitalia, capace di spendere un mucchio di soldi pubblici per dare una vetrina ai grandi contestatori del Governo, da Carlo Cottarelli a Renato Mazzoncini, il renzianissimo ex numero uno delle Fs. Malgrado Invitalia gestisca una montagna di soldi del Tesoro – di cui solo un incredibile articolo di Repubblica raccontava pochi giorni fa che stanno facendo volare l’economia del Sud – Arcuri spende pochissimo per far conoscere ai disoccupati quali risorse lo Stato mette a disposizione per l’autoimprenditorialità e come vi si acceda.

LA SINISTRA IN VETRINA – Ciò nonostante Invitalia l’anno scorso non ha battuto ciglio per finanziare con 200mila euro il Festival dell’Economia di Roma, fortemente caldeggiato da Aurelio Regina, l’imprenditore nominato dal sindaco Pd Ignazio Marino alla presidenza della Fondazione Musica per Roma. Sponsorizzazione confermata anche quest’anno, per un importo di cui non è stata data alcuna comunicazione. Dietro al Festival di Roma c’è la consulenza strategica della società Laterza, guarda caso molto vicina a Repubblica, e promotrice del ben più famoso Festival dell’Economia di Trento, subito finito nel mirino del neo-governatore leghista del Trentino, Maurizio Fugatti. Proprio quest’ultimo ha fatto notare come la manifestazione curata – guarda un po’! – da Boeri sia una cassa di risonanza per la Sinistra e i suoi economisti amici, nonostante sia sostenuta da contributi pubblici. Più o meno quello che sta per accadere a Roma, dove all’Auditorium governato dallo spagnolo José Dosal – pure questo insediato da Marino – sono in programma molti interventi di personalità tendenti nei loro ragionamenti a Sinistra, dall’economista Marcello Messori, ex consulente di Palazzo Chigi quando c’era D’Alema, a Giuliano Da Empoli, promotore della Leopolda e candidato non eletto alle ultime elezioni con il Pd. Scelte che sanno poco di coincidenza, se si pensa che i soci dell’Auditorium che ospita l’evento sono la Regione Lazio governata da Nicola Zingaretti e dalla Camera di Commercio di Roma, guidata da Lorenzo Tagliavanti, molto apprezzato dallo stesso Zingaretti. Dietro di tutto, l’assistenza strategica della società Comin & Partner, nel cui passato c’è anche la non efficacissima consulenza per l’immagine dell’allora ministra Maria Elena Boschi. L’evento inizia il 9 novembre e finisce l’11. Mentre l’anno scorso furono invitati da Gentiloni a Padoan e diversi altri ministri, quest’anno nel programma non c’è traccia di un solo intervento del Governo. Ma chi paga è Arcuri, di certo non con soldi suoi.

 

L’UFFICIO STAMPA DI INVITALIA PRECISA:

Gentile Direttore,
l’editoriale “Arcuri paga il Festival”, pubblicato nell’edizione del 2 novembre della “Notizia”, merita una doverosa precisazione.

Anche quest’anno sono stati invitati al Festival dell’Economia i membri del governo impegnati sui temi oggetto del dibattito. Esattamente come è stato fatto l’anno scorso. Sarebbe stato sufficiente leggere il programma o consultare l’Ufficio Stampa di Invitalia e della Fondazione Musica per Roma, per evitare di dare notizie prive di fondamento, annunciando peraltro ospiti inesistenti. Per usare il linguaggio della modernità, una “fake news”.

Dispiace inoltre notare come un grande evento internazionale, con esperti di primo piano a livello mondiale, completamente gratuito e con l’ambizione di offrire alla città un dibattito “non gridato” e di qualità sui temi più caldi dell’economia, possa diventare, per il suo giornale, solo l’occasione di cedere alla tentazione del gossip più che a quella di contribuire a divulgare temi che riguardano tutti. Siamo sicuri che, ristabilita la verità dei fatti, il suo giornale avrà modo di farlo, nell’interesse dei lettori.

E qui la mia risposta:

Purtroppo per l’Ufficio Stampa di Invitalia il programma è stato letto, e proprio sul sito dell’Agenzia guidata dal dott. Arcuri.

Se è stata da me erroneamente confusa la presenza del dott. Manzocchi con il dott. Mazzoncini, con il quale mi scuso, è anche responsabilità del fatto che nella scheda relativa a tutti i partecipanti, proprio Manzocchi non è riportato, segno probabilmente di una certa approssimazione organizzativa, non certo di grande auspicio per un grande evento internazionale.

La presenza poi della sola ministra Barbara Lezzi stride con gli interventi molto più numerosi del Governo nell’edizione scorsa, quando furono ospitati Padoan, Calenda e invitato anche l’allora premier Gentiloni.

Confermo invece pienamente la fondatezza e lo spirito dell’articolo, che purtroppo ha poco a che fare con il gossip. Gran parte degli invitati risponde a una visione a senso unico dell’economia e della politica nazionale e globale.

Contesto infine l’affermazione che l’iniziativa sia completamente gratuita. Ancora stamattina è stato da me chiesto a quanto ammonta la sponsorizzazione fatta da Invitalia, e anche lo stesso Ufficio stampa non è stato in grado (o non ha voluto) dare una risposta.

Ricordo che l’anno scorso si è trattato di 200mila euro, e altrettanti sono stati dati dalla Camera di Commercio di Roma. Non mi pare che non si tratti di risorse pubbliche.

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