Ma i conflitti d’interessi non si toccano

di Gaetano Pedullà

Lasciateci dire una parola gentile per l’ex ministro Federica Guidi. In un Paese dove tutti tengono famiglia, e ancor di più tengono alla poltrona, la signora ci ha risparmiato l’ennesimo imbarazzo su un ministro impresentabile, e senza perdere tempo ha tolto il disturbo. E dire che ieri per l’ex capo dei giovani di Confindustria è stato un giorno tragico, con l’aggiunta di una spaccatura mai vista proprio nell’associazione imprenditoriale che da sempre fa la morale sui conflitti di interessi tra aziende e politica. Le intercettazioni però parlano chiaro e di fronte a quello che si legge nei verbali lasciare il Governo era il minimo sindacale. Dopo l’ex collega Lupi col figlio che riceveva Rolex d’oro, la Boschi con il padre finito nel ciclone di Banca Etruria, lo stesso premier sotto attacco per le attività d’impresa del papà, un altro affare di famiglia era davvero troppo. Resta però un dato incontrovertibile. Se ai tempi di D’Alema Palazzo Chigi era l’unica merchant bank dove non si parlava inglese, con Renzi le lobby e gli affari all’ombra della politica si muovono con una disinvoltura mai vista. La stessa disinvoltura con cui la Guidi spartiva favori al telefono.

  • Saverio Schinzari

    Sono arrivati al capolinea. Gli scandali sono davvero tanti ed è già strano che un governo mai eletto da alcuno, ove il premier fa l’opposto di quanto aveva raccontato e promesso agli iscritti del PD nel 2012/2013, sia durato così a lungo. Ora che re Giorgio è ( si fa per dire ) a casa , finalmente a casa, anche il suo protetto di Rignano sull’Arno dvrebbe intraprendere e velocemente la stessa strada. Neanche B. era arrivato a tanto. Go Home, caro nostro ospite ! L’ospite e gli ospiti cominciano a puzzare proprio dalla testa

 

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