Merde Alors a Salvini. L’ultima moda in Europa è insultare l’Italia

di Gaetano Pedullà

Abituato com’è ad abitare sul Colle, il Presidente Mattarella vola alto e forse fatica a vedere cosa accade giù, in basso, dove prolificano i nazionalismi, e di certa Europa non si vuole più sentir parlare. L’integrazione – dice il Capo dello Stato – ci ha portato benefici, i sovranismi sono un pericolo e non è una bella cosa stare a mercanteggiare sugli spiccioli del bilancio Ue. Premesso che gli spicci di cui parla sono una ventina di miliardi l’anno, l’inquilino del Quirinale deve essere ingannato dalla sua nobile vocazione europeista per non vedere quanto questa istituzione abbia tradito le aspettative dei cittadini dei Paesi membri. Ad eccezione della moneta, di integrazione se n’è vista ben poca. Non abbiamo in comune una politica estera, un esercito, le regole fiscali e una strategia economica, mentre a partire dal dramma dei migranti è evidente quanta poca solidarietà ci sia sull’accoglienza. Certo, non tutto è andato storto e quell’idea di Europa lasciata da De Gasperi, Monnet e Spinelli è ancora attuale e prodigiosa. Ma a parte il gigantismo della burocrazia di Bruxelles, troppo poco è stato realizzato e troppo alto è il prezzo che ancora adesso ci si chiede di pagare. I vincoli sul deficit e la costante pressione sulla spesa pubblica ci hanno costretto a tagli sanguinosi nei servizi essenziali, dalla sanità alla sicurezza. Gli italiani hanno espresso chiaramente l’indicazione di riforme come il reddito di cittadinanza e la Flat tax, e ogni giorno c’è qualcuno che si alza per dirci che non si può fare.

 

SEMPRE PEGGIO

Anzi, con l’avvicinarsi della manovra finanziaria, siamo arrivati direttamente agli insulti, con il Commissario agli Affari europei Moscovici che ha ridotto i nazionalismi dilaganti in tutta Europa alla comparsa di piccoli Mussolini. Per non parlare dell’ultima perla del ministro lussemburghese Asselborn, che ieri a Vienna ha platealmente offeso il nostro vicepremier Salvini. Gesti che poco si sposano con la ricerca di un destino comune, e al contrario svelano quanta ipocrisia ci sia nelle menti di chi in un contesto di parità tra gli Stati pensa invece di contare più degli altri. E l’Italia, in questo senso, pur con il ruolo di Paese fondatore dell’Unione europea, paga lo scotto di un debito pubblico terrificante, che ci pone in cima alla classifica degli osservati speciali. Un alibi perfetto per imporci da sempre le mortificanti politiche economiche che piacciono tanto ai mercati, ma di cui presto o tardi riceveremo il conto. Basti pensare che malgrado anni di grandissimi sacrifici, il debito dello Stato non ha mai smesso di crescere, e proprio in questi giorni ha raggiunto un nuovo impressionante record storico.

 

OGNUNO PER SE

A fronte di tutto questo l’Europa non ha fatto il suo dovere fino in fondo. Chi non ricorda infatti l’allora ministro del Tesoro Tremonti che chiedeva alla Merkel di difendere la tenuta stessa degli Stati minacciati dalla speculazione con gli Eurobond o comunque un sistema di tutela solidale? La risposta fu no e ancora oggi siamo un Paese a sovranità limitata sotto la minaccia (e il costo finanziario) dello Spread. Di tutto questo la gran parte dei cittadini ha solo una parziale consapevolezza, mentre invece anche per effetto della rete web in tutto il mondo la creazione del consenso passa dall’affermazione di slogan e iconici impegni elettorali. In Italia, Reddito di cittadinanza e Flat tax non sono perciò solo due promesse politiche, ma il certificato di esistenza in vita delle due forze parlamentari che le hanno proposte: Cinque Stelle e Lega. Il solo fatto che l’Europa, con i suoi vincoli di bilancio, minacci di rendere irrealizzabili queste riforme, trasforma l’Ue in un imperdonabile nemico. E aliena la fiducia da chi testimonia “idiosincrasia” per i nazionalismi, come ha fatto coerentemente con il suo pensiero di sempre il Presidente Mattarella. Un gesto che i domatori di algoritmi da cui passa la comunicazione 2.0 di questa epoca, non avrebbero consigliato, visto che nella massificazione (e banalizzazione) delle informazioni che arrivano al grande pubblico ci sono responsabilità immaginifiche, per cui a fronte delle offese di un leader estero a un nostro vicepremier (che ci piaccia o no) il Capo dello Stato replica a muso duro e rivendica prima di tutto la dignità nazionale. Un silenzio che questa Europa non merita.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

Gli ultimi editoriali di Gaetano Pedullà

Consulta l'archivio completo

Il presidente della Regione Campania De Luca ne ha fatta una giusta. Ha capito che l’autonomia farà bene anche al Sud

Di sicuro non ci si può sospettare di tifoseria per Vincenzo De Luca, ma ieri il presidente della Regione Campania ne ha fatta una giusta. Mentre Lega e 5S faticano ad accordarsi sulla maggiore autonomia da concedere a Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, il governatore ha spezzato la retorica del Sud che si mette di…

Continua

Una chance per il turismo. Salvare Alitalia vuol dire preservare un asset fondamentale per la principale vocazione del nostro Paese

Diciamolo subito: quando un’azienda non sta sistematicamente sul mercato occorre il coraggio di lasciarla cadere piuttosto che salvarla con un pozzo senza fondo di denari pubblici. Un principio che vale anche per una società storica e piena di dipendenti come Alitalia. Su questa compagnia, in particolare, lo Stato non può sentire sensi di colpa, visto…

Continua

Chi è co-responsabile del raffreddamento di parte del consenso d’opinione verso il M5S si guardi allo specchio

Chi leggerebbe un giallo sapendo dalla prima riga chi è l’assassino? Ecco, alla stessa maniera ieri abbiamo sentito lunghi dibattiti sempre con la stessa domanda: dopo il voto in Abruzzo il Governo di che morte muore? Curiosità sacrosanta se non fosse che la risposta all’enigma si conosce già, visto che Lega e 5 Stelle hanno…

Continua

La coerenza biforcuta del presidente francese. Sta facendo di tutto per cambiare nome da Macron a Micron

Il presidente francese sta facendo di tutto per cambiare nome da Macron a Micron. L’ultima trovata è il richiamo dell’ambasciatore a Roma per la lesa maestà di un colloquio tra 5 Stelle e Gilet gialli, per poi aggiungerci le accuse di un privato cittadino come Alessandro Di Battista sullo sfruttamento coloniale in Africa e le…

Continua

La dignità non fa rumore ma tre milioni di persone potranno mangiare, formarsi per un lavoro e sperare

È proprio vero: un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce. Dunque non meravigliamoci se i giornaloni oggi strillano a tutta pagine che il Reddito di cittadinanza andrà a meno persone del previsto, favorirà i furbi, scoraggerà il lavoro e tra un po’ ci farà pure cadere i capelli o accadere…

Continua

Il caso della nave Diciotti e il teatro dell’assurdo

Sembrava la tragedia del Governo e invece è una commedia degli equivoci. L’inattesa giravolta del ministro Matteo Salvini sulla disponibilità a farsi processare per il caso Diciotti ha colto i 5 Stelle di sorpresa. Il Movimento, accettando una reiterata richiesta del leader della Lega, aveva annunciato il sì alla richiesta di autorizzazione a procedere, peraltro…

Continua

I buonisti fanno felici le mafie

Mafia, droga e abusi sessuali al Cara di Mineo, cioè uno dei Centri per richiedenti asilo più grandi d’Europa. Cosa si pensava di non trovarci è un mistero, visto che il villaggio è da anni un suk, una voragine nella terra dentro la quale l’allora governo Berlusconi iniziò a calare nel 2011 migliaia di migranti,…

Continua

Sea Watch. Chi ha colpe è l’Europa

La Procura dei minori di Catania ha ragione: lasciare i ragazzi su una nave sbattuta da un mare in tempesta lede diritti umani e di legge garantiti dalla Costituzione. Quella che i magistrati sbagliano è però la rotta di un nuovo probabile procedimento giudiziario. Garantire la vita di queste persone è un preciso dovere dell’Europa,…

Continua

Se i giudici decidono per i 5 Stelle

Accipicchia quant’è bravo a prendere condanne il Movimento che ha in cima ai suoi valori l’onestà. Nel giorno in cui il tribunale dei ministri chiede di processare Salvini con la discutibile accusa di sequestro di persona per la vicenda della nave Diciotti, il tribunale di Roma sforna un’altra di quelle decisioni che lasciano a bocca…

Continua

Montesano sì. Lino Banfi no. La Sinistra non sa più ridere

Ci pensino meglio gli osservatori politici che ci raccontano da mesi di un M5S in caduta libera, cannibalizzato dalla Lega e abbandonato dagli ultrà del No Tap, No Tav, No Vax e compagnia cantando. Appena portati a casa responsabilmente la Manovra e, a cascata, il Reddito di cittadinanza, è bastato che il Movimento riprendesse a…

Continua