Mille giorni di Renzi e poco altro

di Gaetano Pedullà

Come al solito c’è chi vede il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto anche se dentro ci stanno appena poche gocce. Il Governo che ieri ha festeggiato i mille giorni ci si ubriacherebbe con queste stille composte da Jobs Act, 80 euro, un po’ di sgravi fiscali, la riforma costituzionale e poco altro, ma se ci guardiamo attorno non possiamo non vedere un Paese assetato di lavoro, di sicurezza, di giustizia.

Governare l’Italia senza soldi, con emergenze continue (dagli immigrati al terremoto) e con la maggioranza risicata che Renzi si è trovato non è facile. Ma fare di più era sicuramente possibile. Le rivoluzioni a metà, come le brutte modifiche alla Costituzione, sono la prova di una spinta riformista a bassa intensità. Partito per fare la rottamazione, Renzi ha riparato giusto quello che si poteva usando lo stesso cacciavite evocato dal suo predecessore a Palazzo Chigi, Enrico Letta. Possiamo accontentarci? Per un grande criticone come Massimo Cacciari, arruolato effettivo tra le truppe del Sì al referendum, una brutta riforma è meglio di nessuna riforma. Ma se andando avanti così non moriremo di sete, è sicuro che resteremo sempre assetati.

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