Noi e l’Islam: la politica non ci aiuta

di Gaetano Pedullà

Levategli il vino, Dalemakbar, matto da legare. Massimo D’Alema si è preso una sfilza di insulti solo per aver avanzato una proposta di buon senso: i soldi dell’8xmille che destiniamo alle confessioni religiose siano utilizzati anche per costruire le moschee, e con queste un islam europeo e moderato. Da Salvini ai giornali della vetero-destra è partito il solito bombardamento sull’ex premier. Ci mancherebbe che noi finanziamo con soldi pubblici quelle religioni che tagliano la testa a chi crede in un altro Dio, è la più facile obiezione. Ma se per una volta togliessimo di mezzo le barriere ideologiche e provassimo a ragionare laicamente sul nostro rapporto con l’Islam alla fine ci troveremmo a un bivio: sosteniamo il muro contro muro, fino a una nuova guerra di religione, oppure spingiamo la creazione di un Islam che si integra in Europa e diventa di per se stesso l’argine ai fondamentalisti e alle loro bombe. Qual è la ricetta giusta? Con le guerre di religione abbiamo dato sin dai tempi delle Crociate. Forse non portare il cervello all’ammasso delle ideologie e pensare qualcosa di diverso non merita necessariamente un insulto.

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