Non fermarsi sulla strada delle riforme

di Gaetano Pedullà

Solo qualche anno fa bastava un sospiro delle agenzie di rating sui nostri conti pubblici per vedere ondeggiare pericolosamente i mercati. Ora possono promuoverci, dire che stiamo facendo bene con le riforme, alzare le stime ma non succede niente. Un po’ è anche colpa loro. Nei mesi della grande tempesta finanziaria queste società giocarono così sporco con i loro giudizi (e di conseguenza con gli spread) da finire sotto processo. Ma la reazione fiacca alle previsioni positive sull’Italia espresse ieri da Standard & Poor’s accende l’allarme su un principio di assuefazione al tema delle riforme. A furia di parlarne ci si sta convincendo che molte le abbiamo fatte. E molto in profondità. Nulla di più sbagliato, purtroppo. Questo Paese è in tale deficit di riforme che quanto abbiamo visto nell’ultimo anno può essere paragonato a un antipasto fatto con due olive. Riforma costituzionale, Italicum, Jobs Act e ora la scuola sono risultati importanti ma insufficienti per rimetterci in riga. Il clima è positivo, i segni di ripresa ci sono. Accontentarsi e tirare il fiato sulla strada delle riforme renderebbe però tutto questo inutile. E tornare a cadere sarà un attimo.

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