Parigi gioca col fuoco. La crisi libica sta diventando una guerra

di Gaetano Pedullà

Il rogo di Notre Dame rende più faticoso ma ugualmente necessario tornare su un altro incendio francese che rischia di far danni infinitamente maggiori. In Libia, il proseguire delle ostilità tra due eserciti pressoché disarmati – come sono quelli del generale Haftar e delle milizie fedeli ad al-Sarraj – sta diventando una vera guerra, con tutto il seguito di morti, orrore e profughi in fuga. Ciò nonostante, per Salvini chi dovesse fuggire dovrà trovare i nostri porti chiusi. Ovviamente Salvini mente sapendo di mentire, perché nel caso ipotetico e impossibile di un tale sbarramento non ci saranno più i 5 Stelle a salvarlo, in quanto invece di un tribunale dei ministri dovrà rispondere di un crimine contro l’umanità in sede internazionale. Ora a tutti è chiaro che l’Italia deve assolutamente evitare un tale esodo, e per riuscirci non c’è che una soluzione: appellarci ai trattati europei per imporre all’Elise di smetterla col sostenere Haftar. Una sfida non semplice, perché Macron sta monetizzando politicamente la sua vendetta sui Cinque Stelle colpevoli di aver aperto ai gilet gialli e sulla Lega alleata con la sua avversaria elettorale, Marine Le Pen. Tutto ciò non toglie che anche l’Italia piange per la cattedrale di Parigi, per il semplice motivo che in quel simbolo c’è l’essenza della cristianità e della nostra identità occidentale. Identità che però il presidente francese sta tradendo per un gioco politico cinico, che potrà anche riempirci di migranti e far cadere il Governo di Roma, ma al prezzo di ceneri ben peggiori di quelle di Notre Dame.

 

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