Più rispetto per sperare nel Colle

di Gaetano Pedullà

L’apparente garbo istituzionale per cui Luigi Di Maio ha ritenuto di informare il Presidente della Repubblica sui nomi dei ministri di un ipotetico Governo M5S in realtà è l’ennesima prova di un imbarbarimento della politica arrivato alla guerriglia in piazza di questi giorni.

Poiché non bisogna essere fini costituzionalisti per sapere che i ministri vanno proposti al Capo dello Stato solo dopo aver ricevuto l’incarico di formare l’Esecutivo, è perciò evidente che la passeggiata al Colle è stata un tentativo di strumentalizzare a fini elettorali persino la prima carica dello Stato.

È un fatto grave? Sì, ma purtroppo non più di tanti gesti sconsiderati messi in atto dai partiti da anni.

Il Quirinale, che la Costituzione aveva provato a mettere al riparo dallo scontro politico, assegnandogli un prezioso ruolo super partes e di garanzia, in pochi casi è stato risparmiato da attacchi non solo politici.

Leone costretto a dimettersi per un finto strascico dello scandalo Lockheed, Cossiga, ma ancora di più Scalfaro e soprattutto Napolitano sono stati bombardati anche per via di scelte risultate non sempre neutrali.

Per questo il compito che molto probabilmente toccherà a Sergio Mattarella dopo le prossime elezioni è durissimo.

Se è vero che l’uomo, schivo e rigorosamente notarile, è fortunatamente il migliore arbitro che ci potesse capitare nell’attuale situazione, è anche vero che la nostra politica ha perso rispetto per tutto, compresa una Presidenza della Repubblica senza la quale non solo Juncker vede guai seri per la governabilità del Paese.

Commenti

  1. honhil

    «… la governabilità del Paese» è una cosa seria. Come è cosa seria il rispetto verso il Colle. Solo che lo Stivale li ha persi definitivamente. Dato che la governabilità e il (reciproco) rispetto è da lustri che hanno abbandonato il Parlamento. E l’attuale campagna elettorale non è altro che l’istantanea di un diffuso disfacimento istituzionale in atto. I cortei, le manifestazioni muscolari di piazza, i riti in tribunale, e in generale ogni genere di latrato che inquina la vita della maggioranza silenziosa degli italiani, ne sono la prova. In questo senso la Sicilia, ieri, ha vinto l’Oscar “del non c’è più niente da fare”. La prima notizia arriva da Palermo. “Pestaggio di Ursino, liberi i due fermati”. Per quel gip è stato soltanto un “Atto dimostrativo, non per uccidere”. E non poteva essere diversamente. Era una cosa già scritta. Nelle aule dei tribunali italici si usa così. I rossi sono sempre delle pie donne, che però possono sbagliare. Ma vanno sempre benedette e perdonate. Non basta più vergognarsi di essere italiani. C’è qualcosa di patologico in quelle aule che va sradicato, con la gioia nel cuore. Non basta più vergognarsi di essere italiani. Tuttavia bisogna prendere coscienza ed agire. Con forza. Con la forza distruttiva di una bomba atomica. E le condizioni ci sono. Per la prima volta, nella storia millenaria dell’umanità, si può compiere una rivoluzione senza alcun spargimento di sangue. Basta usare a piene mani il buonsenso. Non basta più vergognarsi di essere italiani. Bisogna però fare qualcosa, altrimenti non resta che tacere per sempre. E la possibilità di riacquistare la perduta orgogliosità italica c’è. A sette giorni a partire da oggi. Nelle urne elettorali. La seconda notizia invece arriva da Agrigento. Una giovane madre, spinta dal bisogno e da una povertà estrema (di famiglie italiane in queste condizioni ve ne sono a milioni e milioni), entra «in un supermercato, del quartiere Bonamorone, e ruba una vaschetta con due bistecche, un pacco di pannolini per neonati e un pacco di salviettine umidificate. Valore della refurtiva 11,70 euro. Qualcuno, dal supermercato, ha composto il 113 e ha richiesto l’intervento della polizia di Stato». Conclusione viene rintracciata. E «inevitabilmente, verrà denunciata, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica di Agrigento per furto aggravato». E magari qualcuno aggiungerà l’aggravante dell’uso della destrezza, strada facendo. In nome di quella “dura lex, sed lex” che a sinistra mai si usa. Con il risultato che il popolo dei centri sociali, del No Tav, degli Spazi pubblici autogestiti, degli antagonisti, dei black bloc, e di chi più ne ha più ne metta, possono impunemente mettere le città a ferro e fuoco e regolare i loro ideologici conti impunemente. No, e proprio no, e ancora no, non basta più vergognarsi di essere italiani.

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