Pubblico è bello se funziona

di Gaetano Pedullà

Adesso le solite anime belle storceranno il naso. La nostra cultura, il bene pubblico più prezioso, può essere gestito dai privati? Mai e poi mai dicono ancora oggi gli irriducibili del pubblico è bello, anche se non funziona. Anche se cade a pezzi. E anche se così non ne fruisce nessuno, esattamente il contrario di quello che dovrebbe garantire l’essere di tutti. Per questo motivo l’immenso giacimento di monumenti, arte e bellezza che abbiamo ereditato come nessun altro al mondo è rimasto sottoutilizzato, maltrattato, sciupato. Il pubblico da solo ha fatto quel che ha potuto, purtroppo non riuscendo sempre a preservare un patrimonio delicatissimo e costoso. Perciò la sinergia con i privati non è una novità. Ma su questa strada si può fare molto di più, coinvolgendo maggiormente chi ha risorse che lo Stato non può più permettersi. Se c’è un settore dove l’Anticorruzione di Cantone deve tenere aperti tutti e due gli occhi è sicuramente questo, ma appaltare la valorizzazione dei nostri beni culturali ai privati non ha senso che sia ancora un tabù. Chi ci ha lasciato tanto splendore – i mecenati – erano privati. Basta fare a botte pure con loro.

 

 

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