Ritorsione politica da Bruxelles

di Gaetano Pedullà

Una Commissione europea arrivata a fine corsa e con il fiato dei movimenti sovranisti sul collo ha fatto il più classico degli errori. La bocciatura della nostra Manovra per il 2019 è infatti la tipica azione inconsulta di chi è in preda al panico, e per colpire un avversario che fa paura finisce per spararsi sui piedi. Così adesso inizia un lungo iter burocratico, che produrrà i suoi effetti forse nell’autunno prossimo, mentre i mercati hanno già scontato la decisione di ieri (non a caso lo spread è persino sceso e la Borsa ha chiuso positiva). L’ultima foglia di fico rimasta a coprire le vergogne di Bruxelles, cadendo ha mostrato però che sull’Italia è stato emesso un verdetto politico e non economico. Anche perché con i dati sulla crescita tutti in frenata non c’è dubbio che servano solo politiche espansive. Quella sul nostro Paese è stata dunque una ritorsione, perché le forze politiche spedite a Palazzo Chigi con il voto democratico sono inconciliabili con i poteri forti che governano l’Ue dalla sua nascita. Siamo davanti a un colpo di coda, insomma, di un sistema che non vuole cedere il passo e che non si fa scrupoli di fondare il suo dominio sull’austerità e la disperazione di milioni di persone. Ora che questo gioco è scoperto, tutti coloro che credono nella supremazia della democrazia sullo spread non potranno quindi che serrare i ranghi, e alle elezioni europee di maggio regolare i conti con Juncker e gli altri despoti. E a quel punto la punizione inflitta all’Italia chissà che non ricada sui nostri stessi carnefici.

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