Sulla Rai un conflitto scandaloso

di Gaetano Pedullà
Un Paese che non ha mai regolato sul serio i conflitti d’interesse tra politica e grandi capitali, c’è un caso che sta diventando grottesco per quanto è abnorme e scandalosamente alla luce del sole. L’azionista di riferimento del maggiore polo televisivo privato può permettersi di paralizzare la gestione della tv pubblica, protetto da una delle  leggi più geniali del Governo Renzi, mentre gli ultimi ascari di Arcore cianciano sulla presunta infrazione di questioni di metodo nella scelta del presidente Foa. Cazzate dietro le quali Il Fatto Quotidiano ieri faceva notare gli enormi interessi pubblicitari che questa situazione favorisce per il gruppo del Biscione. In ogni caso la Rai è la vittima sacrificale di un regolamento di conti nel Centrodestra, dove gli specifici problemi del servizio radiotelevisivo pubblico scompaiono di fronte alla faida appena cominciata tra Lega e Forza Italia. Così tra tornaconti economici e politici, si sta oggettivamente indebolendo un patrimonio di tutti come è l’azienda di Viale
Mazzini. E di questo una politica del cambiamento non può non tenere conto.

Commenti

  1. honhil

    L’unica cosa scandalosa, parlando di Rai, è il canone. Per il resto, ciascun partito gioca le sue carte. Come sempre ha fatto. Il presente caos è, invece, figlio di una legge demenziale che vincola la nomina di quel presidente al voto favorevole di almeno i due terzi dei componenti della commissione di Vigilanza Rai. Più vincolante, insomma, dell’elezione del presidente della Repubblica.

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