Sulle Borse indifferenza e malafede

di Gaetano Pedullà

Non ci si illuda se le Borse un giorno volano e quello dopo finiscono negli abissi. Sia che si salga o che si scenda, un ottovolante di questo tipo è semplicemente spaventoso. Non solo perché alla lunga fa scappare gli investitori, ma soprattutto perché la tempesta non fa differenza tra società sane e bollite, tra aziende profittevoli e disastrate. Così affonda l’intera economia e le stime sulla crescita globale diventano illusione. Il problema – che nei Paesi con un forte debito pubblico, come l’Italia, è devastante – alla lunga è dunque un incubo per tutti. Compresi quegli Stati talmente ottusi ed egoisti da non consentire una exit strategy. Il disastro della finanza allegra e truffaldina, emerso solo in minima parte con i mutui subprime, o lo si affronta sul serio a livello mondiale o presto o tardi presenterà un conto diventato astronomico. Invece cosa sta succedendo in questi giorni? Si è visto qualche vertice d’urgenza, anche una piccola riunione tra leader per parlarne? Niente. L’unica voce, ieri, è stata quella del falco dell’eurogruppo Dijsselbloem, secondo cui con i mercati volatili serve più rigore sui conti pubblici. Questi sono pazzi. O davvero in malafede.

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