Terremoto nelle Marche. Non ci serve un’Europa senza cuore

di Gaetano Pedullà

Un’Europa senza cuore. Mezza Italia sta ancora ballando per il terremoto tra Marche e Umbria e a Bruxelles rispondono candidamente che si riservano di valutare se i soldi che il Governo ha appena iniziato a stanziare potranno essere detratti o no dalle regole di bilancio.

Invece di soccorrere un Paese già alle corde tra bassa crescita e pressione degli immigrati, la Comunità burocratica europea non riesce ad avere un sussulto di umanità neppure davanti a un terremoto. Così vanno a farsi benedire tutti gli ideali che ci hanno spinto – noi italiani per primi – a concretizzare il concetto di Europa.

Se non c’è considerazione per una tragedia che colpisce tanto profondamente una nazione è chiaro che non può esserci considerazione per null’altro, a cominciare dalle esigenze economiche. Di questa Comunità, che così ha gettato la maschera, è perciò il momento di prendere ragionevolmente atto. Le scaramucce sui conti pubblici, le lettere di critiche al governo, le tirate d’orecchie come ai ragazzini sono ormai consuetudini a cui ci pieghiamo in nome di un bene superiore. Quel bene Europa che invece a noi non ci vuole affatto tanto bene.

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