Tria ci svela chi è stato l’assassino. E non c’è da meravigliarsi se la verità è stata subito ritrattata

di Gaetano Pedullà

Il corpo del reato l’abbiamo visto tutti, chi è stato l’assassino lo immaginiamo, ma finora ci mancava il testimone. D’altronde raccontare di certi delitti non è facile. Il mandante fa paura e non c’è da meravigliarsi se la verità è stata subito ritrattata. Ieri così era impossibile non sobbalzare alle parole del ministro Giovanni Tria, secondo cui l’Italia fu ricattata dalla Germania per costringerci ad approvare il bail-in, cioè il sistema che scarica anche sui clienti delle banche gli effetti degli eventuali dissesti, a prescindere dalla disonestà dei banchieri o dalle carenze nella vigilanza pubblica. Se l’allora responsabile delle finanze, Fabrizio Saccomanni, si fosse rifiutato di firmare, il suo pari grado tedesco Wolfgang Schauble avrebbe sparso il panico sui mercati, affermando che il nostro Paese stava fallendo. In serata Tria ha rettificato il suo racconto, spiegando di aver usato espressioni infelici, ma siccome la vicenda non è stata raccontata a quattro amici al bar, bensì in audizione in Parlamento, è improbabile che si sia trattato di parole dal sen fuggite. E d’altra parte è noto a tutti che il governo dell’epoca, guidato da Enrico Letta, era contrario alla norma che invece alla fine fu accettata. Dunque qualcosa ci costrinse a cedere, e il fatto che un partner europeo sia arrivato a ricattarci prova una nostra inaccettabile posizione di subalternità, oltre alla resa di chi aveva giurato sulla Costituzione di difenderci. Diciamo la verità, non serviva la confessione di Tria per scoprire il killer in questo giallo, ma la storia squarcia un velo su come ci tratta questa Europa.

 

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