Tutti nemici di tutti. E l’Isis gode

di Gaetano Pedullà

Il nemico del mio nemico è mio amico. In un mondo normale funziona così. Ma nel groviglio di etnie, interessi e faide millenarie del mondo arabo le cose sono diverse. Riassumiamo un conflitto che pare la più grande tragedia degli equivoci della storia. Partiamo dalla Siria, che oggi è l’area più contesa dal sedicente Stato islamico. Per affermarsi l’Isis deve spodestare il regime di Assad. Contro di lui si batte in una guerra civile sanguinosa anche la guerriglia interna sunnita, che però è in guerra pure con l’Isis. Nel frattempo la coalizione occidentale a guida Usa bombarda l’Isis e difende le milizie non jihadiste, che hanno in comune lo stesso obiettivo: la testa di Assad. Spostiamoci allora in Turchia, dove sulla carta Ankara è nemica dell’Isis, ma poi abbatte un caccia russo che bombarda i terroristi. E questo – anche se si dice sottovoce – perché tra i più fieri avversari del califfato ci sono quei curdi che i turchi respingono più di ogni cosa. Non c’è spazio per allargarci alla Libia o alla Nigeria, ma è chiaro che siamo in una immensa babele, dove tutti combattono tutti. E senza sciogliere la matassa, il terrorismo combatterà per sempre tutti noi.

 

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