Un azzardo europeo contro di noi

di Gaetano Pedullà

Quando la Borsa sale e scende il costo degli interessi sul debito, mosso da quel numeretto che si chiama spread, chi è a digiuno delle faccende finanziarie può pensare che sono tutti più ricchi e contenti. Un errore. Ieri Piazza Affari, come gli altri principali mercati europei, ha guadagnato molti soldi, lasciando però un bel po’ di gente a imprecare per le perdite e leccarsi le ferite. Dopo la decisione dell’agenzia di rating Moody’s di abbassare il livello di affidabilità del debito pubblico italiano, molti speculatori di ogni parte del pianeta avevano scommesso contro il nostro Paese, svendendo azioni e titoli di debito del Tesoro, convinti di un identico giudizio negativo da parte dell’altra grande agenzia di rating Standard & Poor’s. In questo modo, era prevedibile che tutte le azioni del sistema Italia sarebbero scese ancora di valore, e ricomprandole più avanti a un prezzo più basso ne sarebbe uscita una rotonda plusvalenza. Queste sono scommesse che sui mercati si fanno spesso, soprattutto se si sente “il sangue” di una preda sbattuta a terra, senza più protezioni e possibilità di rialzarsi. Esattamente come appare l’Italia, nel mirino della Commissione europea e proprio venerdì scorso messa ancora di più alle corde dalla Banca centrale di Mario Draghi. È il mestiere cinico e naturale della speculazione finanziaria, che con l’Italia fa affari d’oro da sempre, favorita da decenni di scelte politiche poco lungimiranti, quando addirittura non espressamente autolesioniste.

Venerdì scorso però è andata come sappiamo, e Standard & Poor’s non ha declassato l’Italia, continuando a vedere le grandi potenzialità del nostro Paese e anche un possibile effetto positivo delle politiche portate avanti dal Governo nella Manovra. Sia chiaro: non ci è stata data nessuna fiducia sulla parola di Conte, di Tria o di chicchessia, e infatti l’outlook (cioè la possibile previsione per il futuro) è risultata negativa, ma per il momento restiamo tra i primi della classe in fatto di capacità di restituire i soldi che chiunque nel mondo volesse prestarci. Una decisione che ieri all’apertura dei mercati ha messo le ali a Piazza Affari, dove tutti coloro che avevano venduto si sono dovuti mettere a correre, e con il portafoglio in mano, per ricomprare a un prezzo più alto – e quindi non più basso – i titoli che avevano svenduto la settimana prima. Ben gli sta, sarebbe facile dire, visto che la finanza è tutta una scommessa e in questo caso si era pure puntato contro l’Italia e le nostre imprese. Non perdiamo tempo però a rallegrarcene e utilizziamo invece questa vicenda per riflettere su quale danno rischia di farsi chi continua a scommettere contro di noi, per di più usando i nostri soldi e un potere che proprio noi gli abbiamo dato. L’attuale Commissione europea, composta da burocrati politicamente nemici giurati delle forze al governo in Italia, stanno sacrificando per un loro evidente obiettivo elettorale il ruolo di sostegno che Bruxelles dovrebbe dare ai suoi Paesi membri, come l’Italia, alle prese con una situazione economica e sociale difficile. Da tecnocrati come Juncker, Moscovici, Dombrovskis e altri di cui tra pochi mesi non restarà alcun ricordo (e rimpianto) il Governo italiano ha subìto una sontuosa bocciatura della Manovra economica, senza un dibattito approfondito o la possibilità di spiegarne bene gli effetti. Il motivo di tale trattamento? Anziché attenerci alle solite e fallimentari politiche recessive della Ue, bloccando il nuovo deficit pubblico all’1,6%, si è deciso di mettere qualche soldo in più in tasca agli italiani, tagliando gli effetti iniqui della legge Fornero, facendo partire il Reddito di cittadinanza e destinando qualche soldo in più alla scuola, alla ricerca, alla sicurezza delle città dove accadono tragedie come quella di Desirée a Roma. Soldi, insomma, allocati alla casella del nostro futuro. Cosa ha comportato questa decisione? Che il deficit è salito al 2,4% del Pil, cioé appena uno 0,8% in più (che poi si scende allo 0,4% se si considerano gli impegni ereditati da Renzi e Gentiloni). Dunque per questa inezia si sta mettendo in croce l’Italia, in questo caso però non per far soldi ma per dimostrare che non c’è alternativa ai partiti europeisti e quella degli euroscettici è un’avventura senza ritorno. Come hanno perso tanti soldi gli speculatori che fino a venerdì hanno investito contro l’Italia, allo stesso modo rischia però di perdere Bruxelles, che mettendo l’Italia all’angolo ha reso noi più fragili, ma a costo di segare il ramo dell’albero su cui poggia la stessa idea di Europa.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

Gli ultimi editoriali di Gaetano Pedullà

Consulta l'archivio completo

L’ipocrisia della libera stampa

Non lo facciamo spesso, ma il trambusto di questi giorni su una certa faziosità dei giornalisti ci obbliga a parlare anche di noi, perché La Notizia è uno dei non molti quotidiani nazionali nati in questi anni di grande crisi della stampa e soprattutto di proprietà di un editore puro. I padroni delle pagine che…

Continua

Se si torna al rigore perdiamo noi

Una bugia detta anche mille volte non diventa una verità, ma raccontandoci ogni giorno che la Manovra del Governo non funziona, il Pil cala, la fiducia scende, il Paese declina e tutte queste belle amenità, alla fine il clima diventa negativo per forza. D’altra parte a noi italiani piace farci male da soli. Contrapposti da…

Continua

I miracoli che la Chiesa non vede

Il Governo italiano compie un autentico miracolo: riesce a far sedere allo stesso tavolo a Palermo i protagonisti della guerra civile in Libia, offrendo una speranza per stabilizzare una regione dove c’è ancora l’Isis, e qual era ieri lo sport preferito di quasi tutti i giornali online nazionali? Ma ovviamente dare addosso a Conte e…

Continua

E’ il rigore la vera epidemia

La Commissione europea non fa in tempo a bocciare le stime italiane sulla crescita che subito arriva il Fondo monetario internazionale a definirci pericolosi untori della sana e robusta economia di tutto il continente. Strano che alla danza funebre non si sia subito unita anche la Banca centrale di Mario Draghi, ma siamo fiduciosi che…

Continua

La bufala del contratto a pezzi

Lo storytelling di maggior successo su tv e giornali di queste settimane si è rivelato una bufala. Non che non sia vera la distanza tra Cinque Stelle e Lega su provvedimenti rilevanti, come la riforma della prescrizione, ma da qui ai duelli da cavalleria rusticana tra Di Maio e Salvini ce ne corre. I retroscena…

Continua

Sì allo shock no alle sciocchezze

Cinque Stelle e Lega se la stanno vedendo brutta, Salvini si è visto la partita e gli italiani rischiano di vedere sorci verdi. Diciamolo subito: il Governo gialloverde non cadrà per la riforma della prescrizione o per la ritorsione sul decreto sicurezza, ma di sicuro la maggioranza non sta facendo affatto una bella figura, prestando…

Continua

Le banche sono salve. Ora si pensi ai cittadini

La cura da cavallo ha ammazzato l’economia ma ha salvato la bestia. Il certificato medico rilasciato ieri pomeriggio dall’Eba, l’autority europea sul sistema del credito, attesta che le grandi banche del continente sono talmente solide da resistere per almeno due anni ai peggiori scenari di crisi. Costrette a ricapitalizzarsi, a buttare via montagne di prestiti…

Continua

L’ultima manina è di Arcuri

Il volante gira in una direzione, le ruote sterzano dall’altra parte. Naturale che un’auto del genere alle prime curve esca di strada. Esattamente quello che rischia di capitare al Governo gialloverde, ormai consapevole che la macchina su cui sta viaggiando risponde come vuole lei ai comandi. Con le opposizioni latitanti, infatti, il vero freno all’Esecutivo…

Continua

La politica che fa male all’Italia

Un po’ a sorpresa l’agenzia di rating Standard & Poor’s non si accoda agli uccelli del malaugurio e conferma l’attuale livello di solidità del debito pubblico italiano. Le prospettive sono negative, ma non c’è quella bocciatura sulla quale sta scommettendo la speculazione sui mercati, e di rincalzo la più fallimentare classe politica del nostro stesso…

Continua

Su zu Binnu una decisione grottesca

Forbita discussione di ieri a microfoni spenti in uno studio tv. La decisione della Corte dei diritti umani su Provenzano – per i mafiosi come lui “Zu Binnu” – è civilissima, ma impossibile da far digerire a un Paese come il nostro, capace di ragionare solo con la pancia e privo di cultura giuridica. Anzi,…

Continua