Un cinico traballante all’Eliseo

di Gaetano Pedullà

Inutile perdere troppo tempo sulle parole rivolte dal presidente francese Macron all’Italia per la vicenda della nave Aquarius. Come vedete accanto lo chiamiamo Micron, e abbiamo detto tutto. Quello che ci interessa di più è capire come sia possibile che l’enfant prodige della nuova politica trasversale ai tradizionali partiti di destra e sinistra sia arrivato a tanto, ben sapendo il putiferio che ne sarebbe nato. Il giovane leader molto amato da Renzi, a tal punto che l’ex premier aveva accarezzato l’idea di traslocare dal Pd verso un contenitore simile a quello di En marche, non è uno sprovveduto, privo peraltro di memoria su cosa ha fatto la Francia a Ventimiglia, bloccando donne incinte e arrivando a sconfinare con gendarmi armati in territorio italiano per intimidire gli immigrati inchiodati alla frontiera. Se un capo di Governo la spara così grossa sta cercando solo l’incidente diplomatico, per alzare una tensione dalla quale evidentemente pensa di trarre vantaggio. Macron è in crisi di popolarità, e molto più cinicamente di quanto può aver fatto il nostro Governo sulla Aquarius sta allargando il solco tra Roma e Berlino, inevitabilmente destinato a crescere quando si tornerà a parlare di conti pubblici. L’asse franco-tedesco sa bene che il Governo Conte andrà a rinegoziare vincoli e trattati, e ci sta cominciando a mettere nelle condizioni peggiori per farlo. Un orizzonte piccolo piccolo per un leader in sedicesimi, che cucinando in salsa francese l’American First di Trump guarda più alla sua traballante cadrega che a un’Europa più unita e solidale.

Commenti

  1. honhil

    Il cinismo è sempre a buon mercato. Ma se basta poco, per l’inquilino dell’Eliseo, fargli un ritratto. Tanto che se vuole andare in giro, senza sentire le risatine di scherno dietro le spalle ad ogni passo che fa, deve assumere più di un sosia. Cosa peraltro facilissima: di Micron ne troverà quanto ne vuole. Altra cosa è il tam-tam che hanno attivato i radical-chic nelle principali città dello Stivale. Con Napoli che è la regina di questo carnevale. Dal Web. «Napoli, migranti e antirazzisti in corteo contro Lega-M5s: “Non si gioca con la vita delle persone. Aprite i porti”». Napoli è una città invivibile, in tutti i sensi. Con vastissime aree del suo territorio urbano, vere e proprie enclave dalla malavita, sotto l’egida della ‘ndrangheta, fino al punto che anche le forze dell’ordine se ne devono stare alla larga. Eppure. Eppure i napoletani di ogni ordine e grado e colorazione politica un sussulto di onestà mai l’hanno avuto. O meglio. Mai l’hanno esternato. Lì i cortei del resto si fanno sempre contro le istituzioni e i tutori dell’ordine pubblico. A difesa di ogni tipo di abusivismo. La vita a Napoli e provincia, con ‘i suoi 162 omicidi (40 dei quali certificati di stampo camorristico) commessi o tentati nel 2016’ (tanto che l’Istat proclama, per quell’anno, Napoli capitale degli omicidi), è stata sempre precaria. Tuttavia mai, a Napoli, è stata organizzata una manifestazione contro quella carneficina. Come chiamare quel silenzio assordante, se non complicità? Cosa pensare di quella coperta scarlatta, né poteva avere altro colore per via di quel tanto sangue versato, che tutto ha sempre coperto e mai censurato? Invece, di botto, Napoli si scopre diversa e sottoscrive che “Non si gioca con la vita delle persone. Aprite i porti”. Una sola domanda: questa gente, prima dov’era? Insomma, ha ingoiato morti in quantità industriale ed ha sorvolato sui mille e uno reati che a Napoli giornalmente si commettono, ed invece adesso protesta. Ma chi c’è dietro a questo miracolo ‽

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