Un deposito nucleare per la politica

di Gaetano Pedullà

Avere una tavola piena di cibi ben cotti e morire di fame perché non sappiamo che piatto scegliere. Siamo capaci anche di questo, soprattutto se il piatto scotta quanto scotta nell’opinione pubblica tutto ciò che si porta attaccato la parola nucleare. Qui il piatto sono le aree su cui far sorgere il deposito nazionale che dovrà stoccare in sicurezza i resti delle vecchie centrali dismesse e i prodotti di scarto della medicina nucleare. Queste aree si sa bene quali possono essere, dopo una selezione rigorosissima sulla base di criteri idrogeologici realizzata dalla Sogin, società pubblica che ha svolto un enorme lavoro, fermandosi però lì dove le scelte non sono più tecniche ma politiche. Il punto è che scegliere un’area rischia di scatenare le inevitabili contestazioni ambientalistiche. Malumori poco utili quando ci si avvicina ad elezioni politiche. Di qui la soluzione facile del Governo, che ha rinviato la decisione alla prossima legislatura. Uno stile inaccettabile per l’Europa che ora minaccia sanzioni. Mentre gli scarti nucleari restano stipati in strutture meno sicure di un deposito nazionale nuovo di zecca. Ennesima perla di una politica che non sa decidere.

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