Un Pd diviso per rancori. E per calcolo

di Gaetano Pedullà

Più che un partito il Pd è ormai un condominio di inquilini litigiosi. Nessuno vuol cambiar casa e a ogni assemblea si aggiungono nuovi rancori. Non solo per l’amministratore. Nessuna sorpresa quindi ieri sera, davanti alle accuse del ministro Boschi contro una minoranza interna che la riforma costituzionale non l’ha mai digerita. Il problema è che a ottobre c’è da affrontare un referendum e il Governo sta sulle scatole così a tanti da rischiare di saltare senza uno sforzo congiunto almeno del partito che esprime il premier. Uno sforzo che la vecchia guardia non si sogna di fare e che probabilmente non farà mai, giocando invece per liquidare Renzi. Solo così Cuperlo & C. avranno una possibilità non solo di sopravvivenza in un Pd che diversamente neppure li candiderà, ma persino di riconquistare quella segreteria che ancora non capiscono come gli sia stata espropriata. A parte la rissa perpetua, dalla loro oggi hanno una sola arma buona: la riforma della Boschi è una schifezza. Una grande occasione sprecata, che come capita nel calcio quando si butta via una rete fatta, spesso il gol lo si subisce. I Cuperlo & C. ci sperano.

 

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