Una Borgia e i Belzebù del Vaticano

di Gaetano Pedullà

Per fortuna che sua Santità ha voglia di scherzare. Ma a vedere quello che sta uscendo sul Vaticano effettivamente manca solo Lucrezia Borgia. Intrighi, spie, costume dissoluti e dialoghi da taverna: più che il centro della cristianità sembra un casino. Dunque ai giornalisti che hanno raccontato questo gran bordello quanto meno andrebbe regalata una cospicua indulgenza per le loro debolezze terrene. Al contrario, i cronisti sono sotto processo e si vogliono attribuire a loro le code di Belzebù che invece girano indisturbate per le segrete stanze. Battute a parte, la Chiesa ha bisogno di fare pulizia, di indignarsi per i Bertone che fanno le feste negli attici pagati con i soldi degli ospedali, per i prelati che rubano le offerte come è appena capitato a Montecassino, per i monsignori che predicano la castità e poi fanno come gli pare. Una pulizia dove il racconto dei giornalisti ha dimostrato di non essere la polvere da rimuovere ma la scopa per rassettare. Oltre alle battute, alle condanne e alle promesse di andare fino in fondo, dal Papa ci si attende un segno conseguenziale. Iniziando a perdonare i giornalisti per i peccati che non hanno.

Commenti

  1. honhil

    Intanto, Monsignor Claudio Cipolla, vescovo di Padova, ‘nel
    pieno delle polemiche sul Natale, sul diritto dell’Italia a mantenere le sue
    tradizioni cristiane, sulla necessità di integrare gli stranieri di altre fedi
    senza nascondere le nostre radici, alla domanda sui canti natalizi vietati
    nelle scuole’, senza arrossire, risponde: “Sono pronto a fare marcia
    indietro sulle nostre tradizioni”.
    E poi aggiunge: “Un passo indietro per mantenere la serenità”.
    Eppure, sul filo del buonsenso e della fede, le dichiarazioni di monsignor
    Claudio Cipolla sembrano un’offesa ai martiri cristiani di tutti i tempi e, in
    modo particolare, a quelli che ogni giorno perdono la loro vita, tra sofferenze
    inaudite, per non rinnegare né Cristo né la sua Croce. E verrebbe da dire che
    di un vescovo che fa, nel solco della fede, “Un passo indietro per
    mantenere la serenità” la Chiesa e i fedeli di Padova ne possono fare
    tranquillamente a meno. Anche perché, di passi indietro, in questa china scoscesa,
    monsignor Cipolla, sembrerebbe disposto a farne tanti e tanti altri ancora.
    Senza rendersi conto, o già avendolo contemplato, che a furia di indietreggiare
    si verrebbe, fatalmente, a trovare con le spalle contro il muro del
    rinnegamento. Che razza di pastore è, monsignor Cipolla?

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