Una lezione da Traini e Riace

di Gaetano Pedullà

Giornate difficili sia per i razzisti che per gli ultrà dell’accoglienza. I primi hanno visto cadere una loro bandiera, quel Luca Traini che aveva vendicato la morte della povera Pamela, a Macerata, sparando a degli uomini a caso, solo perché erano di colore. Condannato a dodici anni, Traini ha chiesto scusa in tribunale e rinnegato quell’odio razziale di cui era diventato un simbolo, omaggiato con cortei e osannanti scritte sui muri. Dall’altra parte, il monumento esattamente contrario innalzato a Riace è caduto rovinosamente sotto i colpi della magistratura. Il sindaco, che per i Saviano, Boldrini & C. era un modello di accoglienza dei migranti, è agli arresti domiciliari per aver permesso ad alcuni immigrati di stabilizzarsi in Italia aggirando le leggi già piuttosto sforacchiate in materia. Una misura cautelare che ha costretto a un triplo salto carpiato la Sinistra tradizionalmente forcaiola, al punto da riesumare l’assurdità che la legge si rispetta solo se la si ritiene giusta, mentre in caso contrario la disobbedienza civile è sempre legittima. I codici, insomma, vanno bene solo quando fanno comodo a noi. E pazienza se nella generalità delle liti davanti a un giudice, per ogni soggetto che festeggia il suo buon diritto ce n’è un altro che soccombe, e che quindi considererà ingiusta la sentenza. I due casi, così distanti e insieme speculari, sono la prova che sui grandi temi dei nostri tempi servono idee e non eroi – positivi o negativi che siano – o peggio, le tifoserie.

Commenti

  1. honhil

    Qualcuno da qualche parte scrive che la Germania è violenta. E verrebbe da rispondere che anche l’Italia non scherza. Anzi si potrebbe tranquillamente dire, quasi certamente sicuri di non sbagliare, doppiamente violenta. Ma con lo stesso pervicace intento di fare arrivare all’opinione pubblica soltanto l’eco lontano di questa drammatica realtà suburbana. Che tanti solluccheri adduce a chi si ispira al modello Bilderberg e un’infinità di serissimi problemi agli italiani.
    Da ciò le turbolenze che agitano le società. L’ultima, di domestica pertinenza, è tuttora in atto a Riace. Ed è così urticante che anche quei bronzi accusano un qualche problema epidermico non facile da diagnosticare. Tanto che lo ‘Stato di necessità’ lì comincia a fare rima, nell’intento di continuare ad arrampicarsi sull’albero della cuccagna, con ‘generosità’. E insieme sono l’alfa e l’omega di quell’ideologia rossa che tanto disagio ha causato allo Stivale e che, in questo momento, tiene banco a Riace. A causa di quel sistema Riace che la Rai ha santificato prematuramente, com’è sua sinistra abitudine.
    Non per niente, di santi laici, la Sinistra è piena. Come è piena di cadute clamorose. Un esempio per tutti: Forteto: ‘la comunità lager di Rodolfo Fiesoli’. Che, appunto fu santificato, pur in presenza di un ricco filone di sospetti e tanti primi piani in procura. Mentre la solita compagnia di giro, che si mobilità ogniqualvolta le magagne vengono a galla, starnazzava. Dato che tutta la sinistra regionale e nazionale andava a “purificarsi” al Forteto: dove ‘gli abusi sessuali e altro ancora e l’omertoso silenzio si praticavano, come è stato sancito dalla sentenza definitiva’.
    Proprio come si sta facendo adesso. Fino, anche se il terreno del confronto non è per niente paragonabile, ad arrivare a dire delle vere e proprie eresie. Se è vero che anche Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, lo giustifica con la seguente parossistica affermazione: “Se ha preso scorciatoie è stato per generosità”. I mafiosi prendono appunti. Per capire se il pizzo che impongono ai commercianti in nome dei carcerati, possa entrare nel filone della “generosità”. O, alla luce della recente “assoluzione di 14 scafisti da parte del tribunale di Palermo perché avrebbero agito per stato di necessità”, appunto in quello dello “Stato di necessità”. Con il risultato che l’Europa tutta è una fucina di violenza. Mentre il mantice che l’alimenta è questo approccio sociologico di cui fa sfoggio a volte la Giustizia e sempre la Sinistra. (Noi e Voi – Risponde Stefania Rossini) Biancalani, petizione abitanti Vicofaro contro suoi ospiti stranieri: honhil Mer, 03/10/2018 – 20:51 Sembra che don Biancalani abbia volutamente creato una inconciliabile frattura tra gli extracomunitari di cui dovrebbe pienamente curarsi, il Vangelo e i residenti di Vicofaro. Lasciare, infatti, mano libera agli extracomunitari, in quel loro progetto per niente surreale di volere imporre ai residenti ogni incivile comportamento partorito, prima ancora che dai propri usi e costumi, dalla voglia di assoggettamento degli altri, è, appunto, contro gli insegnamenti del Vangelo, oltre a tenere lontano il desiderio d’integrazione. Con l’aggiunta che quel sindaco, quel vescovo e quel prefetto hanno messo a battesimo prima e cresimato poi tale aberrante situazione.

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