Una nuova lezione dalle urne

di Gaetano Pedullà
Non solo un Pd ai minimi storici e così tramortito da non riuscire a darsi una nuova leadership. Nell’eredità del renzismo c’è il tracollo della Sinistra a ogni latitudine della società italiana, come dimostra anche il tracollo al Csm di quelle che una volta si sarebbero chiamate toghe rosse. La stragrande vittoria di un magistrato definito giustizialista come Piercamillo Davigo è il segno di una esigenza non più rinviabile di nuovi e radicali punti di riferimento. Un principio che vale uguale per Loredana Miccichè, l’altro eletto tra i giudici di Cassazione, sostenuta dalla componente di destra. Viviamo in un Paese che non ne può più di minuetti da Prima Repubblica, e il cambiamento ingoia il mondo antico con una velocità (e una voracità) difficilissima da governare. Una sfida che 5 Stelle e Lega stanno portando avanti con l’apparente incoscienza dei rischi a cui vanno incontro. Al centro di tutto ci sono le riforme, non poche e complicate, mai affrontate in un Paese cresciuto nel consociativismo. Per questo la resistenza sarà fortissima, dall’esterno e dai mercati, ma anche dall’interno. Un muro che già si cerca di alzare tra due forze politiche che non hanno altro destino: rifondare l’Italia o liquefarsi persino più velocemente di quanto non sia successo con il grande potere di Renzi Si può correre questo pericolo per le nomine di sottogoverno o per qualche dettaglio sfuggito nel contratto tra Di Maio e Salvini? La risposta delle urne –dopo quelle di tutti noi cittadini adesso anche dei magistrati – è sempre la stessa: l’Italia non ha più paura di cambiare.

Commenti

  1. honhil

    Dal Web. «Rimini, ronde di Forza Nuova e neofascisti polacchi: “Polizia ci ha creato disagio”. Il questore: “La sicurezza la fa lo Stato”». Quel questore, per obbligo d’ufficio, non può che dire che: “La sicurezza la fa lo Stato”. O meglio che la sicurezza rientra nei compiti dello Stato. Domanda, allora, che aspetta lo stato a rendere sicure le strade, le piazze, i parchi, le abitazioni. In una parola: l’Italia. E’ la richiesta di sicurezza che dà vita a queste manifestazioni. Eppure i radical-scic, che di questo caos sono gli unici responsabili, bollano come fasciste. Un esempio per tutti. Milano oggi. Anzi ieri. Ma non cambia niente: è la quotidianità meneghina (e di ogni altra città e paese dello Stivale): ‘Minacce ai cronisti che si avvicinano per documentare il degrado. A Porta Venezia le violenze degli immigrati’. Pisapia e Sala, tenendo conto dei secoli passati e delle dinamiche sociali susseguitesi, sono gli Attila del 2000: dove mettono piede lasciano l’impronta del degrado. Questa gente, dopo avere ironizzato su Milano da bere per decenni, e dall’interno e dall’esterno del loro club radical chic sbeffeggiato tutti quelli che non ne facevano parte, finalmente è riuscita nel suo intento di trasformare Milano in una cloaca a cielo aperto. E ne sono felici, anche perché le loro isole felici sia in città che al mare le difendono con la forza che deriva dal loro essere casta. E che le suburre crescano! Nel solco millenario di ‘Panem et Circenses’.

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