Uno sciacallo in chiesa ad Amatrice

di Gaetano Pedullà

Nell’editoriale di ieri si diceva basta a ogni tipo di sciacallaggio, soprattutto politico, sulla tragedia del terremoto. Ma ai funerali di Stato ad Amatrice il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, è riuscito a far rimpiangere persino gli sciacalli, prima affermando l’assurdità che i terremoti non uccidono (quando mai hanno fatto bene, escludendo chi è chiamato a ricostruire?) e poi lasciando fuori dalla chiesa le corone di fiori delle istituzioni. Se può avere un senso la scelta del Presidente della Repubblica, del Capo del Governo o della Presidente della Camera di assistere alla cerimonia confusi tra la folla, lontani dalla prima fila, allontanare l’omaggio floreale di chi rappresenta non una parte ma tutti gli italiani è un gesto che manda dritto in pellicceria tutti gli sciacalli visti fin’ora. Uno schiaffo che un uomo di religione non dovrebbe nemmeno immaginare di dare sulla guancia di un Paese che si è mobilitato e sta continuando a farlo con grande generosità per aiutare una popolazione a questo punto molto più dignitosa di tanti politici, personaggi in cerca di visibilità e adesso persino di un alto papavero di una irriconoscibile Chiesa.

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