Uno Stato che spreca ancora

di Gaetano Pedullà

La libertà di stampa e il valore del giornalismo non sono in discussione. Concetti che noi della Notizia sosteniamo da sempre e che ieri abbiamo potuto ribadire sul Blog delle stelle, cosa per la quale ringraziamo il Movimento Cinque Stelle. Ma questa libertà serve a ben poco, come un conto vincolato in banca, se non lo si spende e lo si investe facendolo fruttare. Come facciamo ogni giorno da quasi sei anni ormai, anche oggi dunque spendiamo la nostra moneta e raccontiamo – tra le tante cronache di questo giornale – due casi di carrozzoni pubblici che nel silenzio generale tutti noi continuiamo a pagare. Il primo è la società Stretto di Messina, guidata da un super boiardo di Stato, Vincenzo Fortunato, passato dalle stanze che contano del Ministero dell’Economia, indifferentemente che al timone del Paese ci fosse Berlusconi, Monti o Renzi. Un gran navigatore, insomma, e forse proprio per questo gli hanno affidato la liquidazione di una società che a Messina non ha costruito alcun ponte, ma che brucia ancora milioni. Parallelamente, sempre al Mef, zona franca di alti papaveri e manine acchiappa soldi, si tengono stretta Invitalia, una società su cui domina da solo 11 anni il manager Domenico Arcuri. In teoria si tratta di un braccio operativo del Governo, ma pochi giorni fa Invitalia ha sponsorizzato un Festival pieno di Cottrelli vari, cioè specialisti nel contestare le politiche economiche dell’Esecutivo. Ventuno senatori M5S chiedono adesso la chiusura di questa società che, per inciso, costa quasi 130 milioni l’anno.

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