Esclusi altri tagli alla Manovra. Sotto il 2,04% non si scende. Parla la deputata del Movimento 5 Stelle, Azzolina: “Oltre quella soglia impossibile l’obiettivo della crescita”

di Antonio Pitoni
L'intervista
Lucia Azzolina

“E’ escluso qualunque ulteriore taglio ai saldi della Manovra”. Non ha dubbi la deputata M5S, Lucia Azzolina. Il Governo ha trovato la quadra, ma sulla Manovra si aspetta il verdetto di Bruxelles. Basterà il taglio del deficit-Pil al 2,04% a scongiurare la procedura d’infrazione?
“Siamo fiduciosi. La Commissione Ue voleva un segnale dall’Italia e questo segnale è arrivato. Peraltro salvaguardando le principali misure della Manovra a cominciare dal reddito di cittadinanza e quota 100 che non saranno toccate. Inoltre non siamo i soli ad avere problemi in Europa, come dimostra la Francia che si appresta a sforare di nuovo il tetto del 3% nel rapporto deficit-Pil”.

Ma se gli sforzi dell’Italia non fossero ritenuti sufficienti, sarebbero ipotizzabili ulteriori tagli ai saldi della Manovra?
“Escludo che possano esserci altri tagli. Abbiamo fatto tutto ciò che era possibile fare. Tra l’altro voglio ricordare che, sia con il 2,4 che con il 2,04%, stavamo e stiamo rispettando i parametri di Maastricht. Inoltre, l’obiettivo della Manovra è quello della crescita e con meno risorse sarebbe molto complicato centrarlo”.

Per mesi il Governo ha tenuto il punto con Bruxelles sul 2,4%. Non teme che scendere al 2,04%, agli occhi del vostro elettorato, suoni come una resa alla Commissione Ue?
“Assolutamente no. Sapevamo benissimo, sin dall’inizio, che avremmo dovuto trattare con l’Ue e che avremmo dovuto cedere qualcosa. Per questo la previsione iniziale del 2,4% è stata una previsione volutamente molto prudente: se fossimo partiti dal 2, Bruxelles ci avrebbe chiesto magari di scendere all’1,6%. Invece abbiamo potuto limare i saldi al 2,04% senza compromettere le principali misure della Manovra. La resa all’Europa ci sarebbe stata se ci fossimo ritrovati nella condizione di non poter mantenere le promesse fatte agli elettori. Ma non è questo il caso”.

Tra gli effetti della revisione dei saldi della Legge di Bilancio c’è anche un taglio delle risorse destinate al reddito di cittadinanza. Ma con meno soldi a disposizione sarà davvero possibile, come sostiene Di Maio, garantire stessi tempi, platea e importi degli assegni?
“Su questo, da Conte a Di Maio, sono stati tutti molto chiari. A febbraio partiranno le pensioni di cittadinanza, tra marzo e aprile il reddito. L’entrata in vigore delle misure resta quindi confermata come pure la platea e l’importo degli assegni. Chi divide con la calcolatrice le risorse per il numero degli aventi diritto per asserire che le risorse non sono sufficienti, mistifica il senso della misura. Faccio un esempio: se percepisco una pensione di 550 euro, con la pensione di cittadinanza avrò diritto ad un’integrazione di 230 euro, non a 780 euro in più. E se sono disoccupato ma mia moglie lavora il diritto al reddito e il relativo importo saranno stabiliti in base all’Isee”.

Non sono mancate tensioni nella maggioranza sull’ecotassa. Su questa misura ha finito per prevalere la linea della Lega su quella dei Cinque Stelle?
“Non direi proprio. Mai i Cinque Stelle si sarebbero sognati di tassare le utilitarie. Semmai è vero il contrario, vogliamo aiutare le fasce più deboli. Nona caso l’ecotassa è prevista solo per le auto di lusso e servirà a finanziare gli incentivi per chi acquista una vettura elettrica o ibrida con tutti i benefici del caso per l’ambiente”.

I tempi per l’approvazione della Manovra sono stretti e la fiducia sembra inevitabile. Rispetto all’impegno preso a inizio legislatura di limitare il ricorso a questo strumento per garantire la centralità del Parlamento, ritiene che il Governo ne stia abusando?
“La fiducia è stata finora utilizzata per portare a casa provvedimenti fondamentali per il Paese. Come è successo, ad esempio, sul ddl contro la corruzione che è una vera emergenza per l’Italia”.

In altre parole, il fine giustifica i mezzi?
“In questo caso direi, piuttosto, che il fine era un nobile fine”.