Farnesina senza Cooperazione. Stallo sulla nomina del direttore dell’Aics. Sul bando potrebbero piovere ricorsi. Tra i tre candidati anche il dirigente che si presentò al tavolo coi sindacati armato di coltello

di Carmine Gazzanni
Politica

Uno stallo prolungato e a tratti paradossale. Non fosse altro che va avanti praticamente da un anno. E così oggi l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) non ha ancora un presidente. Il che non è banale se si pensa che questa vacatio va avanti da aprile 2018. Un buco clamoroso soprattutto se si pensa che l’Aics è operativa dal 2016. Su poco più di due anni di vita, dunque, uno è trascorso senza un vertice. Un vuoto che pesa, se si pensa che secondo molti l’Agenzia è la vera cassaforte del ministero dato che si occupa di dare impulso alla cooperazione e distribuire finanziamenti per i vari progetti sparsi nel mondo.

Ma allo stallo ora si affianca anche il dubbio che le procedure di selezione non abbiano rispettato tutti i requisiti di legge con la conseguenza che piovano sulla stessa procedura una marea di ricorsi amministrativi. Secondo una lettera del legale di una partecipante alla selezione, inviata al ministero e, nella fattispecie al viceministro con delega alla cooperazione Emanuela Del Re, si legge chiaramente che “il bando di selezione appare illegittimo in quanto non rispondente alle vigenti disposizioni in materia di assunzioni dirigenziali”.

Nella missiva, ad esempio, si denuncia che neanche tutti i principi di trasparenza, imparzialità e par condicio sarebbero stati rispettati: “Non sono sufficienti semplici selezioni in cui non vi siano criteri predeterminati per evitare che la scelta del dirigente ricada su quello ‘maggiormente affine’ all’amministrazione piuttosto che su quello ‘migliore’”. E invece, contrariamente tutto questo, il bando prevedeva una valutazione dei titoli senza la stesura di una graduatoia di merito e un colloquio al termine del quale, però, “non doveva essere espresso un giudizio e senza attribuzione di punteggi”.

Il quadro che ne emerge, si denuncia ancora nella lettera, è di “discrezionalità assoluta”. Se così fosse non si capirebbe allora con quali modalità sia stata selezionata una terna di candidati. Parliamo, cioè, di Flavio Lovisolo, Luca Maestripieri ed Emilio Ciarlo. Il primo è attualmente responsabile della sede regionale di Tunisia, Libia, Marocco e Mauritania; il secondo è vice direttore della Direzione generale per la cooperazione e lo sviluppo del ministero; il terzo, infine, ha curato la comunicazione dell’Aics fino ad oggi.

Ed è curioso ricordare un aneddoto che ha toccato Ciarlo nella scorsa legislatura: il dirigente, infatti, è stato protagonista di un’interrogazione parlamentare di Walter Rizzetto in cui si denunciava che lo stesso Cialo si è presentato ad “un tavolo pubblico con i sindacati e una delegazione del personale dell’Agenzia, munito di una lama per incutere timore”. E Ciarlo “non solo si rifiutava di riporre il coltello, ma ne apriva integralmente la lama riposizionandola in direzione degli astanti”. Non proprio un atteggiamento “cooperativo”.

In tutto questo tourbillon, a quanto pare la stessa Del Re non vorrebbe accelerare la pratica ma, anzi, avrebbe trovato un appiglio e un importante assist proprio nel ricorso presentato. La ragione, dicono i ben informati al ministero, starebbe nel fatto che nessuno dei tre nomi, per ragioni professionali o per questioni di vicinanza politica al precedente governo, convincerebbe fino in fondo il viceministro. Che a questo punto potrebbe giocare la carta della necessità di una nuova selezione per individuare un vertice, più convincente, per la Cooperazione allo Sviluppo.