Festival delle proroghe e rischio incompatibilità, l’Authority ora finisce nel pantano. Lo stallo? Tutta colpa dell’assenza di un Esecutivo

di Stefano Sansonetti
Cronaca

Si fa presto a dire Authority. In questo momento di incertezza istituzionale a fibrillare sono soprattutto le Autorità indipendenti, costrette a muoversi su terreni a dir poco sdrucciolevoli, in particolar modo in vista del rinnovo della loro composizione. Si prenda l’Authority per l’energia, che da qualche tempo ha preso il nome di Arera (Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente). Dal febbraio 2011 in sella c’è Guido Bortoni, che in teoria sarebbe dovuto scadere da un bel po’, visto il mandato settennale. Il collegio era già stato prorogato una prima volta fino all’11 aprile, sulla base di un’interpretazione avallata dal Consiglio di Stato. Ma la confusione politica, nel frattempo protrattasi, ha portato il Governo uscente a predisporre lo scorso 10 aprile un decreto di ulteriore proroga. In base al provvedimento il collegio può rimanere in carica per non più di 90 giorni dall’insediamento del nuovo Governo. Un successivo emendamento ha poi precisato, per il caso in cui lo stallo politico dovesse continuare (cosa che sta puntualmente verificandosi), che comunque il collegio potrà restare in carica al massimo fino al 30 settembre.

Il dettaglio – Ora, anche questi termini sono ballerini, nel senso che alla Camera sono in votazione emendamenti che intendono accorciarli, fermo restando che poi il decreto dovrà passare al Senato per completare la conversione. Ma è il meccanismo di nomina dell’Autorità a dare la vera misura dell’incertezza. Il presidente, infatti, viene nominato con decreto del Capo dello Stato, su proposta del Ministero dello sviluppo e del Ministero dell’ambiente, sentito il parere vincolante a maggioranza di due terzi dei componenti delle Commissioni parlamentari competenti (industria e ambiente). In questo momento, però, né Governo né commissioni parlamentari sono insediate. Insomma, è una situazione che più ingarbugliata non si può. Certo, il Governo uscente aveva anche provato un blitz prima delle elezioni. Il ministro Carlo Calenda avrebbe voluto al vertice dell’Autorità l’ex vicesegretario di palazzo Chigi Raffaele Tiscar (prima renziano, poi un po’ meno), attuale capo di gabinetto del ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti. L’ex premier Matteo Renzi, invece, avrebbe optato per il ministro della coesione Claudio De Vincenti. Alla fine, però, non se ne è fatto nulla. Altri problemi riguardano poi la Consob, l’Autorità di controllo sulle società quotate in Borsa. Qui, dopo il dpr del 9 aprile, si è insediato Mario Nava, in precedenza alto funzionario della Direzione servizi finanziari della Commissione europea. Già entrato nel mirino dei pentastellati, per essere arrivato alla Consob non in aspettativa ma in semplice distacco (che di fatto non interrompe la dipendenza dall’amministrazione di origine), Nava adesso è diventato bersaglio dei leghisti. In un’interrogazione al Senato dello scorso 2 maggio, appoggiata da tutto il gruppo del Carroccio (primo firmatario l’economista anti euro Alberto Bagnai), il numero uno dell’Authority viene considerato incompatibile, proprio perché tutt’ora dipendente da un’amministrazione di Bruxelles.

L’attacco – Per questo secondo i leghisti, nonostante la convalida della nomina (Corte dei conti compresa), niente “impedirà possibili ricorsi al Tar da parte delle future aziende sanzionate o dei dipendenti demansionati che proveranno a contestare l’incompatibilità del presidente”.Non una situazione facile per Nava, al di là della nomina in tasca, visto che la sua posizione è contestata dal primo partito italiano (M5S) e dal primo partito della coalizione vincitrice (Lega). Infine nell’agenda degli imminenti rinnovi non può non essere citata l’Antitrust, oggi guidata da Giovanni Pitruzzella, in sella dal 29 novembre del 2011. Anche qui la durata settennale del mandato imporrebbe a un nuovo Governo di provvedere alla sostituzione. Se non altro qui la procedura è un po’ più semplice, visto che il garante per la concorrenza è nominato dai presidenti di Camera e Senato.

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