Fiato alle trombe dei renziani. Ma la Leopolda è già vecchia. A parte i fedelissimi, vip e dem danno buca

di Lapo Mazzei

Sostiene Antonio Bassolino, pronto a ridare l’assalto al Comune di Napoli nonostante i niet renziani che “a Firenze la Leopolda con Renzi e a Roma il Teatro Vittoria con Cuperlo. Seguo con attenzione. Mi auguro che quanto prima il Pd, tutto il Pd, tenga a Napoli una importante iniziativa nazionale sul Mezzogiorno”. Che, a dire il vero, ‘O Re non ha tutti i torti: il sud è ancora Italia oppure l’universo renziano si ferma dopo Roma? Al di là dei riferimenti geografici del premier, quello che colpisce è l’evidente distonia che ha colpito il Partito democratico. Concentrato, e accentrato, sulla kermesse fiorentina. Distratto, e distante, rispetto all’evento cuperliano, dato che anche Matteo Orfini non andrà a Firenze ma sarà a Pietralata, problematica periferia della Capitale. Assente, se non proprio latitante, rispetto alla questione meridionale, che è tale sin dalla’inizio del 900. Ieri insomma. E allora viene da chiedersi se l’appuntamento fiorentino, ciliegina sulla torta della visione ombelicale del mondo di Matteo Renzi, sia ancora tale o se sia diventata la rappresentazione del potere renziano. Un po’ come facevano i Papi sovrani quando attraversano Roma sulla sedia gestatoria. Era il potere che offriva al popolo la propria immagine affinché si ricordassero sempre chi comanda. E la Leopolda, in fondo, è la processione di Renzi. Che proverà a mischiare presente, passato e futuro, sperando di produrre un cocktail bevibile, anche se la “Terra degli uomini”, questo il titolo scelto per la sesta edizione, avrebbe bisogno di ben altro, dato il numero delle defezioni superiori alle presenze. Gli organizzatori, la Dotmedia con la consulenza di Simona Ercolani, pronta a sbarcare alla guida di Rai Tre appena sarà il momento giusto, e la supervisione di Maria Elena Boschi, hanno lavorato sino all’ultimo minuto. I tempi li ha dettati lo stesso Matteo Renzi: ierasera spazio al 2015 con l’apertura del premier, oggi “cosa vogliamo dal 2016”, infine domenica gran finale con uno sguardo sul futuro del nostro Paese. Protagonisti, come è tradizione per la Leopolda, gli interventi dei cittadini che si sono prenotati: aboliti i tavoli, sul palco si potrà parlare al massimo per 5 minuti ed è bandito “il politichese”, come ha detto sempre Renzi. Maestri di cerimonia due giovani dem: il sindaco di Ercolano Ciro Bonaiuto e la vice presidente del Consiglio regionale dell’Emilia Romagna Ottavia Soncini. Sabato è in calendario anche il question time dei ministri. Salvo novità, i prescelti dovrebbero essere Maria Elena Boschi, Dario Franceschini, Giuliano Poletti e Graziano Delrio. A dispetto delle voci dei giorni scorsi sui nomi “di richiamo” presenti (Vinci, Pennetta, Pellegrini, Paltrinieri, Gianotti), non ci saranno i Vip annunciati anche se non sono esclusi partecipanti noti, come Giovanni Malagò che Renzi vuol candidare a sindaco di Roma e Antonio Campo Dall’Orto, direttore generale della Rai. Ruolo determinante, infine, per la cultura con la visita gratuita a palazzo Strozzi, palazzo Vecchio e museo dell’Opera (che intanto è esaurito) per i primi 300 a prenotarsi sul sito.