Fincantieri sorprende il mercato. Conti migliori delle attese. Il titolo schizza del 15%. Sul tavolo di Di Maio la conferma dell’Ad Bono

di Carola Olmi
Economia

Le ricostruzioni giornalistiche sono prive di fondamento. Con queste parole il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha cancellato le ipotesi circolate in questi giorni su un cambio di timone per Fincantieri, il nostro colosso della cantieristica navale che ieri ha presentato i conti 2018 talmente positivi da far schizzare il titolo del 15,93%, di fatto esprimendo una forte aspettativa del mercato per una riconferma dell’amministratore delegato Giuseppe Bono, manager di lungo corso ma certamente non sgradito al Governo e segnatamente ai Cinque Stelle.

Dalla battaglia per mantenere l’italianità dell’acquisizione strategica dei cantieri francesi di Saint Nazaire, sino alla pronta disponibilità ad intervenire per affrontare l’emergenza dopo la caduta del ponte Morandi a Genova, la partecipata pubblica ha fornito un supporto non indifferente alle strategie dell’Esecutivo. Lo stesso Di Maio ha perciò detto che “Fincantieri rappresenta una realtà di assoluto rilievo per il panorama industriale nazionale e il Governo è pienamente consapevole del suo ruolo strategico”. Per ora però non ci si sbilancia su una decisione che è attesa a breve, una volta preso atto del nuovo bilancio, con risultati decisamente superiori alle attese.

L’utile consolidato dell’anno scorso è stato di 69 milioni, in crescita dai 53 milioni dell’anno precedente e con ricavi pari a 5,5 miliardi (+9%). Il gruppo presieduto da Giampiero Massolo mette in rilievo l’utile adjusted di 108 milioni, che non tiene conto di proventi e oneri estranei alla gestione ordinaria, che si confronta con i 91 milioni del risultato adjusted 2017. La società proporrà dunque all’assemblea dei soci convocata per il 5 aprile un dividendo di un centesimo, per un monte dividendi stimato in 16,87 milioni.

Più nel dettaglio, la posizione finanziaria netta peggiora a 494 milioni (314 milioni a fine 2017) che Fincantieri imputa alle dinamiche finanziarie tipiche del business delle navi da crociera. Per Bono la crescita dei ricavi “è solo un primo passo nel percorso che mira ad un aumento dei volumi di circa il 50% entro il 2022 e che richiederà un notevole sforzo organizzativo e una chiara visione delle sfide future”.

Il gruppo triestino ha aggiunto che alla marginalità ha contribuito in maniera significativa il settore della costruzione di navi “grazie all’ottima performance delle commesse in costruzione” sia per le navi da crociera che militari. Gli ordini acquisiti nel corso del 2018 ammontano a 8.617 milioni (+1%). Il carico di lavoro complessivo a fine dicembre ha raggiunto i 33,8 miliardi, e gli investimenti 161 milioni.