Flat tax, altro che bacchetta magica. La Lega insiste sulla tassa al 15%. Armando Siri, consigliere di Salvini, assicura: rispetta la Costituzione

di Antonio Pitoni
L'intervista

“Mi pare che sulla Flat tax le posizioni del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan siano piuttosto altalenanti”. Giornalista e autore di numerosi saggi, tra i quali nel 2016 Flat Tax- La Rivoluzione Fiscale in Italia è possibile, Armando Siri, consigliere economico del segretario della Lega Matteo Salvini, non ha dubbi. “Per il Padoan tecnico se ne poteva discutere, per il Padoan politico, candidato del Pd, è una ‘bacchetta magica’. Prendo atto che è entrato in campagna elettorale”.

Quindi a suo avviso si tratta di un cambiamento dettato da ragioni politiche?
“Evidentemente è stato costretto ad adattare la sua opinione ai desiderata di Matteo Renzi che la osteggia per mero marketing politico”.

Però secondo Padoan il paragone di Berlusconi con la Russia, dove l’economia è legata all’andamento del petrolio, non regge…
“Non serve scomodare la Russia, basta restare dentro i confini dell’Ue, dove ci sono sette Paesi che applicano la Flat tax. Purtroppo su questo tema vedo molta approssimazione”.

Entriamo nel merito allora: dove trovate i soldi per finanziarla?
“Lo abbiamo già detto chiaramente. In uno studio di 198 pagine e in una proposta di legge già depositata in cui sono indicate tutte le coperture e le eventuali salvaguardie”.

Entriamo nei dettagli.
“Avremo, innanzitutto, un extragettito di 35 miliardi nel primo anno di Flat tax generato dalla cosiddetta pace fiscale, attravero il saldo e stralcio di tutte le posizioni dei contribuenti aperte presso Equitalia per crediti di fatto inesigibili. Mi devi 40? Mi dai 4 e sani la tua posizione”.

Che altro?
“La Flat tax lascerà nelle tasche degli italiani 48 miliardi di euro. Se la metà andasse in consumi, allo Stato tornerebbe il 22% sotto forma di Iva: circa 7 miliardi. Un altro miliardo e 800 milioni di entrate tributarie indirette: chi compra una casa paga l’imposta di registro. Un miliardo e mezzo dall’aumento della platea dei lavoratori e, quindi, dei contribuenti. Altri 20 miliardi di extragettito dall’emersione. E, se necessario, una clausola di salvaguardia consente di aumentare l’aliquota fino ad un massimo del 20% per i redditi sopra ai 70mila euro. Ma ci sono anche 12 miliardi di tagli”.

Per esempio?
“Diminuendo di 9 punti il carico fiscale sulle imprese, non rifinanzieremo la decontribuzione del Jobs Act”.
Altra critica riguarda il criterio di progressione delle imposte previsto dalla Costituzione.

A guadagnarci saranno i ricchi?
“Con il nostro progetto no. Con quello di Forza Italia forse. Il nostro rispetta i criteri di progressività dell’imposta su tutta la platea dei contribuenti. Berlusconi dice: aliquota al 23% e maxi deduzione di 12mila euro. In questo modo, però, il single e il padre di famiglia con figli a carico vengono trattati allo stesso modo. Noi prevediamo, invece, l’aliquota al 15% con una deduzione di 3mila euro che si applica a scaglioni: da 0 a 35mila euro per tutti i componenti del nucleo familiare; da 35 a 50mila solo ai carichi familiari; sopra i 50mila nessuna deduzione”.

Quindi la differenza non sta  solo nell’aliquota: 15% la Lega, 23% Forza Italia?
“Esatto. Non solo l’aliquota, l’intero impianto deve rispettare l’articolo 53 comma 2 della Costituzione. E la nostra proposta è coerente con la Carta. Peraltro l’aliquota al 23% non aiuta per niente le imprese che oggi hanno già una Flat tax al 24. Noi riduciamo di 9 punti il carico sulle aziende”.

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