Fondi per la cultura bloccati. Il Partito democratico spara sul Governo sbagliato, è stato l’esecutivo Gentiloni a dimenticarsi i decreti

di Carmine Gazzanni
Primo piano

Destinatario sbagliato. Se volessimo sintetizzare quanto accaduto con l’interrogazione presentata in commissione Cultura dalla pasionaria renziana Anna Ascani, potremmo chiuderla così. La questione riguarda il credito d’imposta per le imprese culturali e creative, argomento che la parlamentare segue, con merito, sin dal 2015. A dicembre 2017 il suo impegno viene ripagato: la commissione bilancio della Camera approva una sua proposta emendativa, riguardante proprio le imprese culturali e creative, con la quale viene introdotto, nella legge di bilancio per il 2018, il credito d’imposta nella misura del 30% dei costi sostenuti per attività di sviluppo, produzione e promozione di prodotti e servizi culturali. Un aiuto non secondario per chi è impegnato nel settore. Anche perché non parliamo di pochi soldi: il credito d’imposta è previsto fino a 500mila euro per il 2018 e un milione sia per il 2019 che per il 2020. Urla di giubilo da parte della Ascani, ovviamente: “Tantissime realtà del settore della cultura avranno finalmente un riconoscimento e anche un credito di imposta loro dedicato. Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile, lavorando insieme, questo importantissimo risultato”, commenta in un comunicato del tempo.

TUTTO FERMO – D’altronde la norma consente di godere di importanti aiuti finanziari a imprese e soggetti che “hanno quale oggetto sociale, in via esclusiva o prevalente, l’ideazione, la creazione, la produzione, lo sviluppo, la diffusione, la conservazione, la ricerca e la valorizzazione o la gestione di prodotti culturali”. Come nelle più belle storie, però, spunta un “ma”. E, in questo caso, il “ma” è che, per rendere realmente operativa la misura introdotta, occorre un decreto attuativo da parte del ministero della Cultura. Inevitabile considerando che bisogna decidere i parametri da rispettare, i tempi da seguire e soprattutto i requisiti in termini di tipologia di attività da condurre al fine del riconoscimento dell’agevolazione. Bene, si dirà: al tempo, d’altronde, all’Esecutivo sedevano esponenti del Pd, colleghi della Ascani. Passa gennaio senza però che venga approvato alcun decreto. Poi febbraio, infine marzo. Nessun decreto viene attuato. Lo stallo post-elezioni fa il resto.

IERI NO, OGGI SI – Torniamo così all’oggi. La Ascani presenta un’interrogazione, rivolta al ministro Alberto Bonisoli, sottolineando che “le risorse già assegnate per l’anno 2018 (500.000 euro) e per gli anni 2019 e 2020 (un milione di euro per ciascun anno) sono […] ancora bloccate” e chiedendo “se e come il Ministro interrogato intenda intervenire in relazione alle questioni rappresentate in premessa”. Non solo. A corredo dell’interrogazione, la Ascani rilascia dichiarazioni piccate: “Il fondo di 500mila euro per il credito d’imposta alle imprese culturali e creative previsto per il 2018 dalla Legge di Bilancio dell’anno scorso è ormai perso”, dice la dem. Che, non contenta, aggiunge: “Sono rimasta molto stupita. Non so se vogliono togliere anche quei pochi soldi che ci avevamo messo”. Siamo tutti un po’ stupiti. Perché uguale quesito si sarebbe potuto rivolgere al precedente Governo ma, da una rapida ricerca sulla banca dati del Parlamento, non risulta alcuna interrogazione della Ascani o di altri parlamentari dem negli ultimi mesi della passata legislatura. Vedremo se, almeno ora, si deciderà di sbloccare la partita.