Fregati già da bambini. Il piano annunciato da Renzi sugli asili ha mancato gli obiettivi. E mancano ancora 2,5 miliardi

di Carmine Gazzanni
Cronaca

Era il primo settembre 2014. Matteo Renzi, allora presidente del Consiglio, annunciava: “Mille asili nido in mille giorni”. L’ex premier ci ha provato in tutti i modi. Sfumata quella promessa, alla fine è riuscito ad inserire un progetto sugli asili nido all’interno della Buona scuola. Un piano che lui stesso, sul suo blog personale, definisce fondamentale perché garantisce “potenziamento dei servizi, abbassamento dei costi e superamento delle disuguaglianze sociali e territoriali”. Meglio di così non si potrebbe desiderare. Peccato che di concreto ci sia davvero molto poco. A dirlo non sono né gufi, né i temibili protagonisti del nuovo governo, ma i tecnici del Senato che hanno realizzato un dettagliato dossier relativo appunto agli asili nido e al ritardo italiano nei confronti dell’Europa. Già nel 2002, infatti, il Consiglio europeo pose a tutti gli Stati membri l’obiettivo di fornire entro il 2010 “un’assistenza all’infanzia per almeno il 33% dei bambini di età inferiore ai 3 anni”. Bene. A che punto siamo? In estremo ritardo: “meno di un quarto dei piccoli tra 0 e 2 anni trova posto nei servizi per la prima infanzia”, si legge nel report. Con differenze geoigrafiche spaventose. Basti pensare che se in Valle d’Aosta vanno al nido 4 bimbi su 10, in Calabria, Campania e Sicilia siamo sotto il 10%.

Un disastro lungo anni – Certo: la situazione attuale è frutto di una serie infinita di politiche sbagliate. Basti questo: per via di lauti e diversi finanziamenti, a partire dal 2007 – spiegano i tecnici di Palazzo Madama – sono stati spesi circa 1,1 miliardi di euro. In media, circa 100 milioni all’anno. Clamoroso che, scrivono ancora i tecnici, la maggior parte dei fondi (circa il 60%) sono stati assorbiti da Campania, Sicilia e Calabria. Ed è qui che ritroviamo la misura del governo Renzi che prevede la creazione di un “sistema integrato di educazione e di istruzione dallaa nascita fino a sei anni”, per la cui realizzazione sono stati stanziati 209 milioni nel 2017, 224 nel 2018 e 239 a decorrere dal 2019. “L’obiettivo prioritario del Piano 2017 – scrivono i tecnici – è quello di aumentare l’offerta dei servizi, raggiungendo il 75% dei comuni italiani […] e offrendo il 100% di copertura nella fascia tre/sei e il 33% nella fascia zero/tre”. Ma ecco il punto: calcolando che il settore privato attualmente copre circa l’11% dell’utenza, per raggiungere il 33% occorrerebbe che i servizi sostenuti da finanziamenti pubblici accogliessero il 22% dei bambini tra zero e tre anni, “raddoppiando il numero attuale di utenti (nel 2014 erano 197.328)”. I bambini accolti, insomma, dovrebbero salire a 343.583, ben 162.421 in più. Ma la relazione va oltre: “Stimando pari a 7.962 euro l’anno il costo medio dell’accoglienza per ogni bambino, le spese di gestione ammonteranno annualmente, a regime, a 2.736 milioni”. Sottraendo quanto si spende oggi, servirebbero insomma 2.599 milioni per la realizzazione di 162.421 posti. Un tantino di più rispetto a quanto stanziato da Renzi: 209 milioni non è che l’8% del necessario. Ennesima promessa in fumo.