Fuori dalle liste Pini, lo stakanovista della Lega. Secondo nella classifica della produttività di OpenPolis: “Ha vinto la mediocrazia”

di Giorgio Velardi
L'intervista

“Mi richiami tra cinque minuti se non le dispiace. Sono tornato a fare l’imprenditore, anche se a dire il vero non ho mai smesso. Devo inviare urgentemente una mail…”. Pur essendo secondo nella classifica dei deputati più produttivi della XVII Legislatura stilata da Openpolis, il leghista Gianluca Pini, deputato per tre legislature (è entrato per la prima volta a Montecitorio nel 2006), non è ricandidato. Una scelta personale o politica? “Metà e metà”, risponde l’interessato una volta tornato disponibile.

A parte la sfera personale, cosa c’è che non va a livello politico?
“Sono stato deputato per tre legislature, eletto in Romagna. Tutto quello che ho fatto me lo sono sempre guadagnato. Quando però vedi che si passa dalla meritocrazia alla mediocrazia e conta di più l’amicizia col leader del momento rispetto al resto, è giusto farsi da parte”.

Chiaro. Ma cosa sarebbe successo con una Lega meno “salvinizzata”?
“Mettiamola così: se ci fosse stata l’intelligenza di riconoscere la permanenza di una componente autonomista dentro la Lega, una componente peraltro legata alla storia del partito che era di un gigante come Umberto Bossi, avrei fatto altre scelte. Mi sono iscritto al Carroccio quando avevo 17 anni, oggi ne ho 45: continuerò ad essere leghista, a fare campagna elettorale per coloro che hanno nel proprio Dna lo spirito degli albori. Ma da militante, non da aspirante parlamentare”.

Non c’è proprio niente che la lega a Matteo Salvini?
“Siamo nati stesso giorno, io due ore prima di lui, il che mi rende più saggio (ride). Scherzi a parte, per la mia storia personale sarebbe stato difficile correre sotto un simbolo dal quale è sparita la scritta Nord e far parte di un gruppo che ha un segretario che va che va a Napoli a chiedere scusa. Io non devo chiedere scusa a nessuno per aver difeso le mie idee e il Nord”.

Tw: @GiorgioVelardi

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