Generali senza guida. Scoppia la rivolta nella rete degli agenti. Gli assicuratori contestano i tagli. A rischio migliaia di posti di lavoro

di Sergio Patti
Economia

di Sergio Patti

Mentre in Generali si va alle lunghe per scegliere il nuovo capo azienda, la preziosa rete dei venditori in tutta Italia è a un passo dall’ammutinamento. Nemmeno gli agenti più anziani ricordano una riunione dell’Anagina con il 90% degli iscritti presenti. E furibondi. L’associazione a cui aderisce gran parte della rete vendita di Generali, mercoledì scorso ha posto l’aut-aut al Leone di Trieste. Le condizioni con cui la maggiore compagnia nazionale vuole remunerare i suoi agenti nei prossimi anni sarebbero inaccettabili. Davide Nicolao (Salerno), confermato alla guida di Anagina insieme ai vice presidenti Paolo Milone (Roma), Carlo Tenderini (Genova) e Cristian Belfasti (Sassuolo), ha ottenuto il mandato a trattare nel modo più duro con Generali. Anche con iniziative clamorose nel quieto mondo delle assicurazioni.

INTERREGNO
Il motivo del contendere non è solo economico, ma attiene alla stessa sopravvivenza di centinaia di aziende. Approfittando dell’attuale interregno, il management del colosso triestino che gestisce gli agenti sta cercando di risparmiare strozzando la rete. Se passassero le condizioni di esercizio proposte dal Country manager per l’Italia Philippe Donnet, con riduzioni dal 50 al 70% sul ricavo previsto dal mandato (e non sui premi), gli agenti che provengono da storie di successo come Ina Assitalia, Augusta, Toro, Lloyd italico, oltre alle stesse Generali, dovranno licenziare molti dei loro 3.000 dipendenti e oltre 5.000 produttori. Davvero un bel contributo alla ripresa del Paese, soprattutto se si considera il ruolo che hanno – o dovrebbero avere – le Assicurazioni Generali nell’economia del Paese. Senza contare il bilancio che pure per quest’anno annuncia utili da capogiro, con relativo dividendo agli azionisti. A dare un’idea è stato lo stesso Donnet, che all’ultima convention di Alleanza, a Genova, ha ribadito che nel 2015 i risultati della compagnia nel Paese sono stati “molto positivi, anche grazie al significativo contributo di tutte le controllate”.Un risultato di cui gli agenti si sentono comprensibilmente di far parte, e per questo non riescono a comprendere l’assoluta mancanza di progressi in un po’ tutta la discussione sul passaggio cruciale dell’integrazione tra le reti vendita.

GUERRA LUNGA
In questo clima, che non è certo l’ideale per motivare gli agenti a investire e resistere alla concorrenza che avanza in tutta Italia, l’assemblea di Anagina ha armato il suo comitato direttivo, prima di tutto confermandolo per un periodo più che significativo, sino al 31 dicembre 2019. Come dire: se a Trieste continueranno a essere tanto sordi, la rete degli agenti assicurativi è pronta alla battaglia più lunga. È stato il presidente Nicolao a riconoscerlo, spiegando che “un orizzonte temporale di circa quattro anni consentirà agli agenti Generali di operare più efficacemente e consapevolmente in una visione prospettica di medio-lungo termine. Il nostro obiettivo – ha aggiunto – ed il mio compito sia come presidente di Anagina che come componente del Comitato di presidenza Confagi unitamente agli altri colleghi è la piena integrazione delle reti secondo regole di rispetto dei diversi modelli di agenzia”. Un cammino che a vedere l’attuale stato dell’arte oggi sembra decisamente in salita.