Giù le mani da Orietta Berti. Il renziano Anzaldi: “L’esposto del Pd è contro la Rai non contro uno dei simboli della canzone italiana. Se c’è stata violazione della par condicio sarà l’Agcom a stabilirlo non il M5S”

Antonio Pitoni
Politica

Orietta Berti è rimasta vittima dell’incapacità, se non della faziosità, di chi conduceva l’intervista su Radio 1 Rai. Basta risentire l’estratto del programma per rendersi conto che è stata proprio l’insistenza della conduttrice a portarla a dichiarare la sua intenzione di voto”. Il renziano Michele Anzaldi, segretario della Vigilanza Rai in quota Pd, non ha dubbi. E chiarisce così, a La Notizia, le ragioni per le quali il Partito democratico ha alzato il fuoco contro Un giorno da pecora. “E non con Orietta Berti”, sottolinea.

Eppure a qualcuno è sembrato che voleste censurare proprio Orietta Berti…
“Niente di più falso. L’esposto è contro la Rai, non contro un simbolo della canzone italiana come la Berti, che resta un riferimento senza colore politico. È la Rai che ha sbagliato e si è prestata a essere teatro di una operazione politica. Tanto è vero che Di Maio si è subito precipitato a pubblicare un suo selfie con la cantante”.

Dove avrebbero sbagliato i conduttori?
“Non so se si sia trattato di errore o altro, però chiedere con insistenza cosa voterà a un personaggio dello spettacolo, in piena par condicio, è quantomeno avventato. Chi ha condiviso la scaletta? Chi ha vigilato? La Berti peraltro aveva detto più volte di non voler entrare in argomenti politici, di certo non si può chiedere a lei di essere attenta alle norme. Era un dovere dei conduttori, che non hanno rispettato la cantante”.

Il Movimento 5 stelle, però, parla di censura e addirittura di editto bulgaro…
“Bisognerebbe mantenere un limite della decenza e rispettare chi è stato veramente vittima degli editti. Sul caso specifico, abbiamo chiesto che l’Agcom si esprima. Se sarà ravvisata una violazione della par condicio, che è una legge dello Stato e in quanto tale va rispettata, lo deciderà l’Authority, non Di Maio o il blog dei cinque stelle”.

Twitter: @AntonioPitoni

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