Gli irriducibili del vitalizio: in vista altri onorevoli ricorsi. Venti ex deputati chiedono gli arretrati e pure il risarcimento danni

di Giorgio Velardi
Politica

Hanno lasciato la patata bollente nelle mani dei nuovi deputati che saranno eletti al loro posto. Scelta che però adesso rischia di aprire uno scontro tra le parti. Ricordate la vicenda dei ricorsi contro il contributo di solidarietà sui vitalizi entrato in vigore a Montecitorio dal 1° maggio 2017, che La Notizia aveva raccontato in esclusiva a ottobre scorso? Riassumendo: una ventina di deputati circa, capeggiati dall’ex Dc Peppino Gargani e difesi per la maggior parte dall’avvocato Maurizio Paniz, ha deciso di opporsi alla delibera approvata dall’Ufficio di presidenza che ‘colpisce’ i percettori di assegni di importo superiore a 70mila euro lordi l’anno presentando opposizione al Consiglio di giurisdizione della Camera. Cioè l’organismo interno che dirime le controversie in primo grado tra ex parlamentari e l’amministrazione, formato nella scorsa Legislatura da Alberto Losacco (Pd), Antonio Marotta (Alternativa popolare) e Tancredi Turco (Alternativa Libera). Ricorsi sui quali era atteso un pronunciamento prima dell’insediamento delle nuove Camere, ma nell’ultima seduta utile i tre componenti non hanno trovato l’accordo sul da farsi lasciando la scomoda eredità al nuovo Parlamento. Che dovrà pronunciarsi, ma chissà quando e con quali risultati. Perché se i ricorsi dovessero essere accolti, malgrado la ‘guerra’ al privilegio dichiarata apertamente dal M5s, i ricorrenti avrebbero diritto a ricevere le somme che a loro modo di vedere gli sono state ingiustamente tolte. Al contrario, se i ricorsi stessi dovessero essere rigettati (così come già successo in passato), gli interessati sono pronti a tutto.

“Penso che sia un grave caso di denegata giustizia”, dice tranchant Paniz. Che proprio sul mancato pronunciamento del trio Losacco-Marotta-Turco annuncia: “Valuterò se vedere in questa omessa decisione una qualche responsabilità”. Motivo? “Il consiglio di giurisdizione teoricamente opera come i magistrati, per i quali ci sono pochissime reali ipotesi di responsabilità proprie. Tra queste – ragiona l’ex deputato del Pdl con La Notizia –, anche l’aver assunto decisioni o l’essersi discostati da principi consolidati della Corte costituzionale. Qui siamo nel centro del problema perché i ricorsi si fondano” proprio, a suo modo di vedere, “su principi consolidati della Consulta”. Ma non solo.

Per Paniz infatti “il contenuto giuridico dei ricorsi è fondatissimo. Ci può essere in questa situazione di autodichia un forte condizionamento politico che però ha dei gradini successivi, perché poi si va in Cassazione e in Europa. E poi, lo ribadisco, interviene il profilo della responsabilità professionale e personale dei componenti dell’autodichia, che – conclude l’avvocato – in un momento come questo non sottovaluterei”. “Non c’è stata ancora alcuna sentenza, e dietro non c’è alcuno schema precostituito. Più semplicemente, con la fine della Legislatura e la conseguente decadenza del consiglio è venuto a mancare il tempo necessario per l’assunzione della decisione – è la replica del dem Losacco –. Peraltro, il consiglio di giurisdizione non ha esaurito anche altri ricorsi pendenti che passeranno ovviamente al nuovo consiglio. Per rendere l’idea bisogna considerare che gli organismi giurisdizionali della Camera sono passati da una media complessiva di 25 ricorsi a Legislatura a centinaia ogni anno. Non siamo in grado di sfornare sentenze à la carte, anche perché in questi casi bisogna tenere conto di una molteplicità di aspetti, non escluso quello costituzionale. Le decisioni – conclude Losacco – vanno prese dopo i necessari approfondimenti”.

Tw: @GiorgioVelardi

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