Governo, la carta Fico agita i 5S. Il presidente della Camera per un Governo di sinistra ma i renziani già si sfilano

di Giorgio Velardi
Politica
Fico

Certo, a guardarla con gli occhi di un elettore del M5s la ‘benedizione’ di Denis Verdini (“potrebbe essere adatto anche lui a questo incarico”) non dev’essere stata proprio il miglior biglietto da visita per Roberto Fico, l’altra freccia ‘istituzionale’ nell’arco di Sergio Mattarella per uscire dallo stallo. Ieri, come tutti, il capo dello Stato ha letto le parole pronunciate dal leader della Lega, Matteo Salvini, che ha assicurato un “Governo nel giro di 15 giorni” se il Carroccio dovesse vincere in Molise, dove si vota domenica, e Friuli-Venezia Giulia (29 aprile). Tutto molto interessante e magari, chissà, Salvini potrebbe pure riuscire a piazzare il doppio colpo. Ma questo fra una cosa e l’altra vorrebbe dire far passare, o sarebbe meglio dire perdere, un altro mese.

Arrivare a metà maggio senza aver cavato un ragno dal buco sarebbe davvero troppo per il Quirinale, già spazientito dai mancati progressi fatti dai partiti dopo il 4 marzo e intenzionato a partire in settimana dando un mandato esplorativo a uno dei presidenti delle Camere. Chiaramente con direttrici differenti, non fosse altro per la storia personale dei due interpreti.

L’ipotesi A, cioè quella della berlusconiana Maria Elisabetta Alberti Casellati, punterebbe innanzitutto a coinvolgere il Centrodestra unito, quindi anche Silvio Berlusconi, e M5s, col Pd sul quale per adesso permane il veto di Salvini (ma mai dire mai). L’altra, ovverosia la carta-Fico, al contrario, partirebbe con l’asse più spostato a sinistra, quindi dem e Liberi e Uguali, i cui 18 tra deputati e senatori farebbero comodo in caso di imboscate o mal di pancia improvvisi tra pentastellati o piddini. Partiamo da un presupposto: ad oggi l’opzione-Casellati sembra la più probabile (anche se in Forza Italia tifano per l’altra in modo da tenerla come ultima carta). C’è addirittura chi, tra quelli che la conoscono bene e hanno avuto modo di parlarle nelle ultime 48 ore, pungolato sull’argomento si lascia scappare che la presidente del Senato avrebbe confidato di essere stata “pre-allertata” dal Colle, e di vivere il tutto con un po’ di (comprensibile) ansia addosso.

Dentro al M5s la cosa non dispiace, anzi. E i motivi sono sostanzialmente due. Il primo: nel caso in cui ricevesse il mandato esplorativo Fico, che è sì il presidente della Camera ma resta pur sempre un pezzo da 90 del Movimento, sarebbe costretto a sedersi al tavolo col leader di FI, cioè quello che Luigi Di Maio si è rifiutato di fare intimandogli piuttosto di “lasciare fare un Governo alle nuove generazioni”. Il secondo: l’investitura di ‘Roberto’ riaprirebbe la competizione interna tra lui e il capo politico del M5s, che si credeva archiviata proprio con l’elezione del primo a terza carica dello Stato. “Noi siamo disposti a fare la nostra parte ma nella chiarezza, cosa che finora non c’è stata”, ha detto ieri Piero Fassino (Pd) parlando coi giornalisti a Montecitorio. “Nel momento in cui il presidente della Repubblica dovesse dare un incarico esplorativo a una personalità – è il ragionamento dell’ex sindaco di Torino rieletto deputato –, noi ci confronteremo con questa personalità. Il Paese ha bisogno di un Governo e i cittadini se lo aspettano”.

Annotato questo, a taccuini chiusi tra i renziani i toni non sono proprio così rassicuranti. “Per noi – dice uno di loro – Fico resta prima di tutto un grillino. E poi è stato eletto grazie ai voti della destra, mica coi nostri…”. Messaggio inequivocabile, per chi mastica di politica. Il che fa presagire come potrebbe andare a finire: un altro giro a vuoto. Vedremo.