Governo, la partita è aperta: via libera di Berlusconi a un Esecutivo M5S-Lega. E ora si cerca un’intesa sulla premiership

di Antonio Pitoni
Politica

Prima la riunione con il gabinetto di guerra ad Arcore per valutare i pro e i contro del passo di lato per far partire un Governo Lega-5Stelle invocato dall’alleato Matteo Salvini e dal competitor Luigi Di Maio. Poi, in serata, dopo una giornata di pressing incalzante, Silvio Berlusconi, firma la resa. Invocata dai peones in fermento che temono di perdere il seggio appena conquistato in Parlamento. Suggerita dalla necessità di garantire le sue aziende. Imposta dall’incognita di un voto anticipato che potrebbe segnare la fine di Forza Italia, terremotando pezzi del partito al Nord tra le braccia della Lega.

L’exit strategy, concordata con l’alleato, prevede lo schema dell’astensione responsabile. Se il Carroccio intende assumersi la responsabilità di fare un Governo con i Cinque Stelle, chiarisce l’ex Cavaliere, “non saremo certo noi porre veti o pregiudiziali”. Ma senza votare la fiducia. E se alla fine questo Esecutivo “non potesse nascere, nessuno potrà usarci come alibi di fronte all’incapacità – o all’impossibilità oggettiva – di trovare accordi fra forze politiche molto diverse. Di più a noi non si può chiedere, anche in nome degli impegni che abbiamo preso con gli elettori”. Rimosso l’ostacolo che impediva ogni possibilità di intesa tra i due vincitori delle Politiche del 4 marzo, Di Maio e Salvini torneranno ad incontrarsi oggi, quando la trattativa entrerà nel vivo. Per varare il Governo del cambiamento invocato dal capo politico M5S ci sarà da trovare la quadra sui programmi e, ovviamente, sulla squadra. A cominciare dal nome del premier.

PROGRAMMI E MINISTRI
Un’intesa ancora da stringere e sulla quale pesano ancora diverse incognite. Un fallimento, evocato peraltro dallo stesso Berlusconi, “sarebbe una figuraccia colossale”, ammette senza giri un parlamentare 5 Stelle che non nasconde i rischi dell’operazione. La prima prova sarà quella del contratto di Governo. Poi si comincerà a parlare di ministeri. Per la presidenza del Consiglio si rimpallano in giornata i nomi del leghista Giancarlo Giorgetti e, senza particolare convinzione, dell’ex ministro del Lavoro, Enrico Giovannini. Nel totoministri spuntano anche quelli dei leghisti Nicola Molteni e Giulia Bongiorno. Ma il vero nodo resta politico.  Di Maio ribadisce il passo indietro annunciato domenica su Palazzo Chigi e l’apertura ad un nome terzo. Ma quale? Il nome politico più spendibile resta quello di Giorgetti, ma nelle ultime ore si sta facendo strada l’ipotesi di una staffetta Salvini-Di Maio, come tentarono, senza successo, nel 1983, Craxi e De Mita.  Poi ci sono i ministeri chiave. I grillini puntano soprattutto a quelli economici, alla Farnesina e al Lavoro, vera rampa di lancio per il reddito di cittadinanza. Il tempo stringe e su una cosa Berlusconi ha davvero ragione. Ora Salvini e Di Maio non hanno più alibi.

Commenti

  1. honhil

    “Non c’è veto su di lui, ma abbiamo scelto di parlare con la Lega”, dice Di Maio. Se uno più uno fa due, e fa due, senza andare a verificarlo sulla calcolatrice come farebbe un bravo studente liceale di questi tempi, allora, la cosa è fatta. Non potendo a questo punto della storia non dare il suo gradimento, nella forma che più gli aggrada, Berlusconi. Ed i primi a tirare un respiro di sollievo e a brindare per lo scampato pericolo saranno i parlamentari. In massa. Alla fine, la pazienza e la fermezza e l’autorevolezza di Mattarella, hanno vinto. Lo Stivale avrà un governo, spegnendo le luci sull’Esecutivo del conte Gentiloni. Che a tempo pieno si potrà mettere al servizio di Soros e delle Ong. Resta tuttavia la speranza che sul suo governo e sui tre precedenti si possa instituire una commissione parlamentare d’inchiesta.

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