Governo vero o i mercati ci stritolano. Affettuosità tra possibili alleati. In bilico le promesse elettorali

di Gaetano Pedullà
Editoriale

Mentre in Italia sembra esserci nostalgia del tempo che fu, e si delinea un Governo sostenuto da un quadripartito (M5S, Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia) proprio come andava in voga nella stagione dei De Mita, Craxi, La Malfa e Altissimo, nel mondo c’è altrettanta nostalgia per l’epoca in cui niente era più facile che spremere questo Paese. La madre di tutti i nostri guai, cioè il debito pubblico, continua a pendere sulla nostra testa e chiunque sarà il nuovo inquilino di Palazzo Chigi, alla fine i conti c’è da scommettere che toccherà pagarli a noi. A dare un chiaro segnale, ricordando a Di Maio e Salvini che non basta fare un Governo, ma bisogna avere le idee chiare su cosa si vuol fare governando, è stata ieri la direttrice del Fondo monetario internazionale, cioè il pezzo più pregiato di quella Troika (con la Commissione europea e la Banca centrale europea) che ha fatto soffrire le pene dell’inferno alla Grecia, permettendo in buona sostanza l’esproprio di porti, aeroporti e delle altre galline dalle uova d’oro che adesso non arricchiscono più i greci ma gli acquirenti, in gran parte tedeschi. La solerte direttrice del Fondo, una tosta signora francese di nome Christine Lagarde, ha spiegato che il tetto di una casa va costruito quando il sole splende e non quando piove. Dunque, anticipandoci indirettamente che il cielo all’orizzonte si fa scuro, ha proposto di creare un nuovo Fondo anti crisi, dove far confluire miliardi di euro da utilizzare in caso di nuove turbolenze finanziarie.

Uno scudo, insomma, che andrebbe ad aggiungersi a quelli naturali di Europa (Fondo salva-Stati) e Bce, evidentemente per la Lagarde non più sufficienti. Cosa vuol dire, perciò, questa proposta e cosa dobbiamo aspettarci? Il significato in primo luogo è che la ricreazione è finita. Gli Stati Uniti presto alzeranno i tassi e l’Europa non potrà non seguire, in Germania c’è da pochi giorni un governo e i falchi del rigore monetario e dei conti pubblici torneranno a chiudere i rubinetti un po’ più generosamente aperti negli ultimi tre anni da Bruxelles. Su questo peraltro non possiamo più fare alcun gioco di sponda, perché dopo l’uscita degli inglesi con la Brexit e il consolidarsi dell’asse franco-tedesco, in Europa non ci fila più nemmeno la Spagna. E non finisce qui. Alla Bce l’anno prossimo scadrà il mandato di Mario Draghi e l’immissione di liquidità monetaria già in diminuzione andrà prosciugandosi. Di Fondi come quello della Lagarde ne servirebbero dunque a profusione, anche se aderirvi non è proprio a buon mercato. Nella proposta formulata ieri si parla di uno 0,35% del Pil per ciascun Paese, che comunque è una buona polizza a fronte di una possibile tempesta dello spread. A fronte di tutto questo qui che facciamo?

Compromessi – Il barometro della politica sembra segnare un’intesa tra Cinque Stelle e Lega, non si capisce bene se con Berlusconi dentro o fuori la partita. Se alla fine Di Maio e Salvini si accorderanno, probabilmente il Cavaliere vorrà esserci, magari con uno o due ministri tecnici di area, giusto per rallentare l’Opa del Carroccio in corso per svuotare Forza Italia. Il Movimento d’altra parte, con Silvio non parla ma poi se serve gli manda pure la pasdaran delle leggi ad personam a presiedere il Senato. Per fare questo accrocco gli azionisti di riferimento dovranno tosare i loro cavalli di battaglia. Il reddito di cittadinanza fino a ieri irricevibile da Salvini perché considerato un incentivo ai fannulloni, adesso per il leader leghista può essere una buona soluzione per accompagnare i giovani verso un’occupazione. Dal Movimento non si è sentito un apprezzamento preciso sulla Flat tax, ma Beppe Grillo che definisce Salvini persona che rispetta gli impegni, o la Raggi che si dice pronta a discutere dei maggiori poteri proposti dalla Lega per la Capitale, sono evidenti scambi di amorosi sensi. Da qui si arriverà sino alle nozze in un Governo? Può darsi. Di sicuro i due – Lega e M5S – si chiederanno reciprocamente una prova d’amore e questa potrebbe arrivare già nel prossimo Def, il documento di programmazione economica che il dimissionario Padoan porterà in Parlamento entro il 10 aprile. Prima ancora che Mattarella abbia completato il suo lavoro, nelle proposte di modifica al Def vedremo se tra Di Maio e Salvini è amore, o solo un calesse.

 

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