Grandi aziende di Stato, il pallino è nelle mani della Boschi. Gentiloni e Padoan non possono toccare palla. La delega alle nomine è di Maria Elena

di Lapo Mazzei
Politica

In fondo è solo una questione di punti di vista. Se contestualizzate la storia  del potere di Maria Elena Boschi nella cronaca di questi giorni, un minestrone a base d’inchieste, padri indagati, ministri nel mirino delle toghe, pizzini e presunti favori, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio altro non è che l’Highlander del giglio magico. Lei è l’unica, al momento, ad essere rimasta fuori dalla girandola delle polemiche. Ma se collocate il fatto che l’ex ministro del governo Renzi non è affatto un semplice sottosegretario dell’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni,  ma un ministro ombra ben più forte di qualsiasi ministro vero, al punto da avere titolo nel metter bocca nelle prossime nomine delle controllate dallo Stato, allora l’orizzonte di riferimento non può che essere il ristretto perimetro della banda fiorentina. E all’interno di questa cornice, dove la fibrillazione è l’elemento dominate, l’accresciuto ruolo della Boschi assomiglia tanto  alla rivincita del petalo che doveva cadere prima degli altri. Invece è avvenuto il contrario. Renzi, Lotti e gli altri sono appassiti, lei è ancora un fiore. Anzi, un giglio ridente. Perché il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, a forza di deleghe, ha portato a casa anche la possibilità di metter bocca nelle nomine dei dirigenti della pubblica amministrazione e di dire la sua, il che vuol dire condizionare le scelte, nella delicata partita relativa alla scelta dei presidenti delle controllate dallo Stato.

Partendo dal fatto che alla sottosegretaria, come recita il provvedimento di nomina relativo alla delega sull’attuazione del programma, sono “ delegate  le  funzioni  di coordinamento in materia di valutazione e controllo strategico  nelle amministrazioni dello Stato”, la Boschi inciderà sulle scelte dell’esecutivo nella partita primavera, quando andrà in scena il valzer delle poltrone. In particolare l’ex ministro per le Riforme del governo Renzi assisterà “il  Presidente  del   Consiglio   dei   ministri   ai   fini dell’esercizio del potere di nomina alla presidenza di enti, istituti o aziende di carattere  nazionale  e  internazionale,  di  competenza dell’amministrazione”. E i posti in palio non sono pochi. Ovviamente dietro alla cornice giuridica che conferisce alla Boschi questo ampio margine di manovra non può che esserci un disegno politico. Piazzare nei posti chiave persone di stretta fiducia significa controllare le leve del potere, e questo potrebbe ricondurre al giglio magico e allo ex premier Matteo Renzi. Non sono pochi coloro che ritengono il sottosegretario l’unico vero plenipotenziario del segretario del Pd all’interno del governo.

In pratica la Boschi sarebbe il terminale dei progetti elaborati dall’ex sindaco di Firenze. Il quale, pur mantenendo un buon rapporto con Gentiloni, non ha più il controllo totale come quando occupava, in tutti i sensi, Palazzo Chigi Ovviamente tutto ciò è strettamente connesso alla durata del governo, essendo legato alle primarie del Pd e agli esiti delle inchieste in corso. Al netto di queste variabili resta il fatto che la Boschi non è affatto una semplice pedina dell’esecutivo, ma resta comunque la regina della scacchiera.