Grasso tripudio per il leader della sinistra: “Il Pd mi ha offerto incarichi, ma non ho accettato”. Nasce un nuovo soggetto unico: “Liberi e uguali”

dalla Redazione
Politica

Uno show cui hanno partecipato i tre segretari dei partiti che hanno fatto quadrato, Sinistra Italiana, Possibile e Mdp: Nicola Fratoianni, Pippo Civati e Roberto Speranza. Uno show al termine del quale il presidente del Senato, Pietro Grasso, è stato incoronato leader. “Serve un’alternativa e allora tocca noi offrire una nuova casa a chi non si sente rappresentato, difendere principi e valori che rischiano di perdersi, su lavoro, scuola, diritti e doveri. Tasse più giuste e progressive, una vera parità di genere. Per tutto questo io ci sono”, ha detto Grasso nella sua mezz’ora di intervento, chiudendo l’assemblea unitaria della sinistra. “Siamo qui, culture e persone diverse, ma tutti uniti per difendere principi e valori in cui crediamo” ha detto Grasso. “Dare le dimissioni dal gruppo Pd – ha spiegato – è stata una scelta politica e anche personale, frutto, di un’esigenza interiore. Ho ricevuto tante telefonate, mi hanno chiesto di fermarmi un giro, fare la riserva della repubblica: mi spiace, questi calcoli non fanno per me”. Un tripudio, insomma, all’Atlantico Live di Roma dove di fatto è nata la lista unitaria della sinistra per le elezioni politiche. Il presidente del Senato Pietro Grasso è stato accolto da un caldo applauso e una standing ovation: tutti in piedi i dirigenti, da Massimo D’Alema a Pier Luigi Bersani, e i delegati del nuovo soggetto, che si chiamerà Liberi e uguali. Sul palco tre vele di colore giallo, blu e rosso, compaiono su un maxischermo accanto alla scritta: “C’è una nuova proposta”.

Tra invitati e delegati hanno partecipato circa 5mila persone, nonostante l’Atlantico Live contenga circa 2700 persone. “Voglio chiedere scusa a chi è rimasto fuori da questa sala – ha detto Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana – Mi rendo conto che abbiamo sbagliato, dovevamo prendere un luogo più grande”. Il giovane sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci ha aperto i lavori dell’assemblea. Quindi ha preso la parola la presidente di Arci Francesca Chiavacci e poi Simone Silvani, della Fondazione Banca Etica. Il primo a parlare tra i leader politici è stato Pippo Civati. “Il nostro progetto – ha detto il leader di Possibile – non è solo mettere insieme la sinistra, che è un’impresa titanica mai riuscita, il nostro progetto è cambiare l’Italia, la sua politica, i suoi rapporti di potere”. L’Italia immaginata da Civati è quella “che fa crescere nazionali di calciatori ma anche di scienziati e insegnanti, perché non ci sono solo le lacrime di Buffon, siamo troppi i mondiali ai quali non ci siamo qualificati”. Civati ricorda anche il padre, scomparso pochi giorni fa: “Mio padre quando ero ragazzo votava La Malfa padre, che a dirlo oggi è come citare Plinio il Vecchio, però indica la nostra ambizione a radici ricche e plurali e a ricordarci da dove veniamo”.

E da Civati l’ultimo messaggio a Giuliano Pisapia: “Altri stanno allestendo coalizioni da incubo, in cui c’è dentro tutto: Minniti con Bonino, Merkel con no euro. Noi saremo rigorosi”. “C’era chi diceva ‘mai con Alfano‘, patrimoniale, ius soli. E allora perché poi va con Alfano, con chi non vuole lo ius soli, con chi quando nomini la patrimoniale gli viene un colpo? Il mio appello è: Giuliano, dove campo vai?”. Un appello esteso anche a Tomaso Montanari Anna Falcone, animatori dei comitati del No al referendum costituzionale, di cui ricorre un anno domani: “Ai protagonisti del No al referendum costituzionale diciamo: siete i benvenuti ed è benvenuta la Costituzione. A me i ‘montanari’ piacciono”.

“Chi siamo dovremo spiegarlo nei pochi mesi che ci aspettano prima delle politiche. Noi siamo innanzitutto quelli del lavoro, siamo il movimento del lavoro”, aggiunge Roberto Speranza, coordinatore di Mdp. “Perciò sono contento che ci siano Cgil, Cisl e Uil e organizzazioni dell’impresa – aggiunge – Il lavoro in questi anni è stato umiliato, svilito, i diritti sono stati compressi ed è esplosa la parola precarietà. Ma la parola precarietà non basta più, va usata la parola sfruttamento”.