I disabili possono attendere. Dimezzato il fondo “Dopo di noi”. Nel 2016 stanziati 90 milioni per l’assistenza, ma quest’anno il finanziamento cala a 38

di Carmine Gazzanni
Cronaca

È passato più di un anno da quando la Camera ha approvato in via definitiva la legge sul “Dopo di noi”. Un importante passo in avanti, si disse allora, nel riconoscimento dei diritti dei disabili. Tutto vero, dato che la norma, “è volta a favorire il benessere, la piena inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità”. Il tutto tramite “percorsi di accompagnamento e l’uscita dal nucleo familiare di origine”; interventi di supporto alla domiciliarità in soluzioni alloggiative; programmi di “accrescimento della consapevolezza e delle competenze per la gestione della vita quotidiana e per il raggiungimento della maggiore possibile autonomia”;  e infine si prevede la realizzazione di “innovative soluzioni alloggiative” tramite agevolazioni relative a ristrutturazioni ad hoc e attrezzature necessarie al funzionamento degli alloggi stessi.

Ebbene, a distanza di oltre un anno il ministero del Lavoro, guidato da Giuliano Poletti, ha stilato la prima relazione per capire a che punto siamo e come siano stati utilizzati gli stanziamenti. Peccato, però, che il primo dato che salta all’occhio è che, se nel 2016 i fondi messi a disposizione ammontavano a 90 milioni di euro, per il 2017 il finanziamento del “Dopo di noi” è calato a 38 milioni di euro. Interrogati sul punto, dal ministero del Lavoro ci tengono a precisare che, in realtà, il calo era previsto già dalla legge istitutiva. Insomma, nessun taglio di fatto, ma tutto preventivamente stabilito. Resta, però, il pesante calo del finanziamento, che scende di oltre il 50% nel giro di un anno. E così, ad esempio, se la Liguria nel 2016 ha ricevuto 2,250 milioni di euro, per quest’anno si “accontenterà” di soli 957mila euro. Ancora più evidente il “taglio” nel Lazio: l’anno scorso si aveva a disposizione un plafond di 9 milioni; quest’anno si è scesi a 3,8. E poi, ancora, l’Emilia Romagna: da 6,5 milioni a 2,7. Infine, la Lombardia: qui siamo scesi dagli oltre 15 milioni del 2016 ai circa 6 del 2017.

I programmi – Ad oggi, peraltro, è impossibile conoscere come siano stati utilizzati i fondi: la relazione, infatti, si limita a descrivere lo stato di avanzamento della fase di programmazione delle Regioni, mentre la mappatura dell’attuazione concreta degli interventi – di competenza dei Comuni – saranno oggetto della seconda relazione. Ci si può soffermare, dunque, esclusivamente sui programmi stabiliti dalle Regioni da cui,  per esempio, emerge che tra 2016 e 2017 si riducono sensibilmente gli interventi infrastrutturali (meno 9% nella distribuzione delle risorse) e cresce in particolare il supporto alla domiciliarità (più 7 punti). Curioso poi che alcune Regioni (dalla Puglia alla Sardegna) abbiano deciso di non stanziare nemmeno un euro sui “percorsi di consapevolezza”. Una scelta che ripagherà? Vedremo. “Solo il tempo e il monitoraggio degli interventi, inclusi quelli a valere su eventuali risorse regionali aggiuntive, potranno permetterci un’analisi compiuta delle ragioni di tanta variabilità territoriale”, si legge nella relazione ministeriale.