I lavoratori cattolici: è a rischio la coesione sociale. Parla il presidente del Mcl, Costalli: “Fare molto di più per l’impiego”

di Cristina Panzironi
L'intervista

L’Europa ci minaccia, i mercati tornano ad agitare lo spettro dello spread, l’Istat dice che in dieci anni il Sud ha perso 300mila posti di lavoro. Mentre sulla nostra testa pende ancora il rischio dell’aumento dell’Iva. A fronte di tutto questo, il modo del lavoro che si ispira ai valori cattolici cosa si aspetta dal prossimo governo?  
“Bisogna intanto mettere un paletto chiaro sul tema Europa – risponde Carlo Costalli, presidente del Movimento Cristiano dei Lavoratori – perché non è facile essere contenti di questa Europa: se vogliamo starci dentro, come voglio io, abbiamo tutte le opportunità e la necessità di far proposte, anche critiche. Se si decide di uscire si va in una direzione contraria a quella della maggioranza del mondo cattolico, ma il punto fondamentale è esser credibili, chiedendo cose fattibili. Tornando al lavoro, ci si deve focalizzare soprattutto su giovani, donne e Mezzogiorno. Non si può pensare di risolvere il problema con l’assistenzialismo. Soprattutto a causa di una globalizzazione non controllata, in Italia sono aumentati i dislivelli: c’è chi dalla crisi ha guadagnato moltissimo e chi ha perso altrettanto e questo ha rovinato la coesione sociale. Per quanto riguarda l’aumento dell’Iva, c’è da dire solo che va assolutamente evitato”.

Al momento però non si capisce ancora quale Governo dovrà occuparsene…
“C’è molta improvvisazione, è vero. Lega e M5S hanno interpretato al meglio lo spirito “innovatore” e rancoroso che l’elettorato non trovava in altri partiti, tuttavia discutono di temi demagogici come fossimo ancora in campagna elettorale. Mi aspetto un Governo stabile capace di affrontare i problemi più urgenti: dalla legge di stabilità al lavoro, alle politiche sociali. Vedo però troppi slogan. Chi può dire no a una riduzione delle tasse? Ma nessuno dice chiaramente dove si cercano i soldi, dove si taglia. Perché se si va a toccare ad esempio la sanità o si mettono ancora più in difficoltà i lavoratori è un problema.”

Per ricreare il tessuto sociale è importante partire dai valori. A Roma hanno fatto discutere i manifesti che gridano “l’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo”. Certe provocazioni servono davvero per difendere valori e diritti?
“Personalmente sono contrario a qualsiasi tipo di provocazione. Ma attenzione: no a tutte le provocazioni da qualunque parte vengano, perché i cattolici ad esempio ne hanno subite tantissime. I valori vanno difesi ma senza farne crociate. In questa tornata politica ad esempio anche i cattolici si sono mossi con disincanto, valutando i partiti in base all’offerta. I cittadini hanno messo da parte le questioni valoriali e si sono comportati come un consumatore che va al supermercato e fa una scelta pragmatica. Conosco ad esempio persone che vanno in chiesa e hanno votato Lega perché l’immigrazione è un problema. Perciò sui problemi servono poche risposte ma certe. Così anche i valori possono esser recuperati”.

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