I mille intrecci esteri dei big dell’azzardo. Il settore paga 9 miliardi di tasse, ma in tanti trovano rifugio nei paradisi fiscali

di Stefano Sansonetti
Economia

Londra e Lussemburgo sono quelle che vanno più di moda. Ma nella geografia dell’azzardo spuntano fuori pure l’isola di Guernsey, Malta e la località austriaca Gumpoldskirchen. Il fatto è che le più importanti società del gioco attive in Italia, con la concessione dell’Agenzia delle dogane e dei Monopoli, spesso e volentieri hanno mente e cuore molto lontano dal Belpaese. Fino ad arrivare in zone a evidente fiscalità privilegiata. Il discorso è sempre lo stesso e in teoria molto semplice: ciascuno di questi gruppi deve pagare in Italia le tasse relative al volume d’affari generato all’interno dello stivale. Cifre non da poco, visto che nel 2015 il settore del gioco ha fruttato allo Stato quasi 9 miliardi di euro di tasse.

I casi – Del resto ancora oggi alcune costruzioni societarie fanno riflettere. Di sicuro negli ultimi tempi il settore dell’azzardo è stato coinvolto in Italia da un processo di consolidamento che ne ha cambiato la fisionomia. Il gruppo più forte, soprattutto grazie alle concessioni di Lotto e Gratta & Vinci, rimane la ex Lottomatica, che oggi si chiama Igt. Ma di italiano in senso stretto c’è rimasto ben poco, visto che dopo la fusione con l’omonimo colosso americano dei casinò la sede è stata fissata a Londra e il titolo quotato a New York. Semmai continua a rimanere saldo in mano al gruppo De Agostini il pacchetto di maggioranza. A seguire il concessionario più rilevante è Sisal. Qui negli ultimi tempi la cabina di regia è stata sensibilmente rivista. Prima l’azionariato era in mano ai fondi inglesi Apax e Permira. Adesso in cima alla catena di controllo si è sistemato un altro fondo di private equity, Cvc Capital Partners, con mente operativa a Londra ma sede nella più comoda Lussemburgo. Nel podio dei più forti, poi, rimane Snai, che in genere viene indicato con l’unico concessionario italiano. Ma è vero fino a un certo punto. Il gruppo infatti oggi è controllato  dalla Investindustrial del finanziere Andrea Bonomi (quello che era in corsa con Urbano Cairo per Rcs) e dalla Palladio Finanziaria, la cosiddetta “Mediobanca del Nord Est” di Giorgio Drago Roberto Meneguzzo. Ma la stessa Investindustrial detiene il suo pacchetto in Snai tramite una società lussemburghese che si chiama Global Entertainment. E a sua volta fa parte di un gruppo, Bi-Invest, le cui sedi sono dislocate tra Lugano, Londra e Lussemburgo. Insomma, diventa un po’ complicato sostenere che Snai sia a totale “trazione” italiana. Lidi esteri anche per il gruppo Gamenet, che di recente si è fuso con Intralot. Qui l’azionista di maggioranza è diventato il fondo anglo-americano Trilantic Capital Partners, con sedi a Londra, Lussemburgo e nell’isola di Guernsey, nel Canale della Manica.

Lista infinita – Altro concessionario importante in Italia è Global Starnet, che è il nome recentemente assunto dall’ex Bplus, con sede a Londra. Bisogna invece trasferirsi in Austria per risalire la catana di controllo di un altro concessionario attivo in Italia, ovvero Admiral Gaming Network (ex Gmatica), che fa parte del gruppo Novomatic, il cui quartier generale è fissato a Gumpoldskirchen, a due passi da Vienna. Da Madrid passa la catena di controllo di una concessionaria attiva da anni in Italia, ovvero la spagnola Codere. Una puntata all’isola di Malta va fatta per individuare Reel Italy Ltd, concessionaria in Italia della piattaforma Pokerstars. E tra gli operatori più importanti c’è pure Eurobet, che fa capo all’inglese Ladbrokers Coral Group. Tra i 10 big, infine, va segnalato pure Hbg, che fino a qualche anno fa faceva capo alla lussemburghese Karal. Come si vede una geografia molto varia. E che la dice lunga su chi realmente tira i fili dell’azzardo nel Belpaese